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CI SIAMO SEMPRE, NON SOLO L'8 MARZO, E RESISTIAMO. ANZI: SIAMO LEONESSE E COMBATTIAMO

 

8 marzo 2021

"La Giornata internazionale dei diritti della donna ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo. Viene associata alla Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne istituita il 17 dicembre 1999 e che cade ogni anno il 25 novembre. Questa celebrazione si tiene negli Stati Uniti d'America a partire dal 1909. In alcuni paesi europei dal 1911 e in Italia dal 1922"

Questa buona sintesi dell'enciclopedia popolare Wikipedia tralascia, in quanto sintesi e così faremo anche noi, le molteplici vicissitudini fatte di congressi, scioperi, cadute e vittorie che le donne dovettero affrontare perché venisse istituita una giornata in cui si ricordasse che c'erano. 
Naturalmente  c'eravamo e ci siamo anche tutti gli altri giorni dell'anno, ma l'8 marzo ci arrivano le mimose e, ahimè, da qualche anno,  troppi davvero, alcune donne vittime di una cultura becera e maschilista, si affollano nei locali  sentendosi legittimate a comportarsi come uomini. È un po' il senso dell'antico carnevale, quel giorno in cui ai poveri, al popolo, veniva dato il consenso di vomitare insulti e pesanti critiche nei confronti dei nobili e del potere.

'Quindi, da qualche anno a questa parte, l'8 marzo, ribattezzato 'festa della donna' vede tristi serate con tanto di spogliarello maschile, donne di tutte le età avvinazzate e sboccate, e per fortuna che siamo tutti, chi più chi meno, socialmente distanziati perché altrimenti questo spettacolo sarebbe andato in onda anche oggi.

Il COVID ha silenziato l'equivoco, e il silenzio ha fatto riflettere un po' tutti; a fronte di orribili proposte su di un futuro nero per le donne è successo quel che sapevamo sarebbe successo, prima o poi: si sono unite le reti e sempre di più stiamo lavorando assieme.

'Sapete che c'è? Il fiume di donne del 13 febbraio 2011, quella marea che ha sfilato per le strade e le piazze d'Italia 10 anni fa,  non si era disperso, non era finito, non era morto come a molta stampa e a molta parte di politica piaceva dire.

No. Stavamo studiando, lavorando, elaborando, organizzando.

Facevamo correre la voce e le idee e con esse le proposte. Eravamo tutte d'accordo, assieme? Certamente no. Eravamo unite e compatte? No. Ma eravamo un arcipelago di isole e isolette che avevano modo di tenersi comunque in contatto coscienti che per tenere tutti sotto la stessa idea, sotto un unico solitario principio ci vuole la dittatura o, se volete, il patriarcato.

Noi donne osservavamo, denunciavamo, piangevamo per le sorelle ammazzate. Ci indignavamo per la pretesa di possesso ed utilizzo dei nostri corpi. Guardavamo quei soffitti di cristallo che sembravano allontanarsi ma poi, con gentile frastuono, ogni tanto qualcuno si rompeva.

Davamo i nostri nomi alle strade, lasciavamo posti occupati per ricordare chi non c'era più, scarpe rosse, sciarpe bianche. 
 E poi, poi, quando il potere maschile ha creduto fosse il momento, perché abituato a guardare in alto, troppo, noi ci siamo riversate a Verona, con rabbia, con gioia  con spavalderia e con coraggio, tutte sotto bandiere uniche per la loro vitalità.

E da lì non  ci siamo più fermate e se qualche volta non ci vedrete spuntare tra la folla, non temete: vorrà dire che stiamo organizzando la prossima battaglia. 

Noi di SeNonOraQuando? Coordinamento nazionale dei Comitati  dedichiamo questo 8 marzo, queste parole, a tutte le donne che affrontano il proprio essere donne in questo mondo che cerca di schiacciarle perché immenso è il loro coraggio.

 

Giuliana Brega

 

 

 

 

 

 

 

NON E' DEMOCRAZIA SE NON E' PARITARIA

NOI RETE DONNE

LA PANDEMIA AUMENTA LA DISPARITA'

VIDEO DI CGIL-CISL-UIL

D.I.RE- donne in rete contro la violenza

LE VIE INTITOLATE ALLE OPERAIE MORTE

di Laura De Benedetti

 

"La soddisfazione più grande è che ora loro sono tornate per sempre sulle pietre da cui erano partite". Ester Rizzo, ricercatrice, ha riportato alla luce la storia delle 38 italiane che perirono nell’incendio alla Triangle Shirtwaiste Company di New York del 25 marzo 1911, uno degli eventi a cui si deve la Giornata internazionale della donna dell’8 marzo. Oltre che in un libro, ‘Camicette bianche’, e in un video documentario uscito su youtube, Rizzo ha ottenuto, col supporto dell’associazione Toponomastica femminile, l’intitolazione di strade loro dedicate nei luoghi d’origine. 

"Spero che questo pezzettino di storia nazionale non sia più dimenticato – rimarca Rizzo, che si definisce la ‘raccattastorie’ -. Queste giovani donne erano partite dalle terre avare del sud per scappare dalla fame e in cerca di emancipazione. Anche allora i viaggi verso l’America erano definiti ‘della speranza’. Oggi, 110 anni dopo, è solo cambiata la ‘geografia’ delle migranti, non le loro condizioni". Quando scoppiò l’incendio nella fabbrica piena di balle di stoffa dove si producevano mille camicette al giorno, 129 operaie non ebbero scampo. Durante il processo emerse, anche se non fu possibile provarlo, che i titolari, due migranti russi arricchiti, tenevano le porte chiuse a chiave, per perquisire le operaie all’uscita. La maggior parte morì lanciandosi dal decimo piano, con vesti e capelli in fiamme; “somigliavano alle comete”, dissero poi. Intere famiglie vennero distrutte, come nel caso delle Maltese, di Marsala: nell’incendio morirono mamma Caterina, il cui corpo non fu mai identificato, e le figlie Lucia, di 20 anni, e Rosaria, di 14, trovate morte abbracciate in uno stanzino. Rosaria è la vittima più giovane della Triangle. Le italiane erano, rimarca Rizzo, “ultime tra gli ultimi, perché emigrate e perché donne, sottopagate rispetto agli uomini”. Ma quell’incendio scosse profondamente la società americana: "Ci sentivamo tutti in colpa" - dirà Frances Perkins, segretaria del Lavoro Usa (1933-45), che fu promotrice di alcune leggi fondamentali, quali l’indennità di disoccupazione, il salario minimo, le 40 ore settimanali di lavoro, il divieto di lavoro minorile. "Si verificò un fenomeno poco conosciuto di “sorellanza” - sottolinea la ricercatrice - ricche borghesi, definite ‘la brigata del visone’, istituirono un fondo di solidarietà per permettere alle operaie di scioperare. Oggi, dopo 110 anni noi donne siamo ancora qui a camminare su strade non agevoli: dobbiamo contrastare la violenza della cancellazione delle donne dalla storia, evitare di omologarci ai modelli maschili, utilizzare le pietre per costruire ponti anziché innalzare muri".

SINTESI DI SENTIMENTI