coordinamento nazionale snoq

Comitati SeNonOraQuando?

coordinamento nazionale snoq

Comitati SeNonOraQuando?

pagina a cura di Giuliana Brega

comitato SNOQ ANCONA

MOVIMENTO

Azione convergente, più o meno organizzata, di più persone che hanno ideologie e programmi operativi comuni con varie determinazioni che precisano la natura degli aderenti: m. contadino, m. operaio, m. sindacale, m. giovanile, m. studentesco; m. di resistenza (a un regime o a una situazione di oppressione); m. di liberazione, con riferimento a gruppi che lottano per l’indipendenza del proprio paese sottoposto a un’occupazione straniera; m. femminista, m. delle donne (v. femminismo).

Nel linguaggio sociologico, qualsiasi fenomeno di aggregazione e mobilitazione di individui che, in seguito a mutamenti socioeconomici intervenuti, sviluppano la coscienza della loro identità di gruppo sociale e si impegnano attivamente per realizzare un mutamento della loro condizione o dello stesso sistema politico. Nel linguaggio politico, il movimento si differenzia dal partito per il suo carattere di maggiore spontaneità e di minore livello di organizzazione, in grado quindi di coinvolgere il più ampio numero di persone nelle azioni e nelle decisioni politiche (a partire dalla fine degli anni ’60 del Novecento il termine, usato assol. e con l’iniziale maiuscola, ha indicato l’insieme di organizzazioni e gruppi politici di sinistra, di matrice operaia o studentesca, che si collocavano programmaticamente al di fuori delle strutture dei partiti tradizionali: partecipare alle assemblee del M.; una manifestazione indetta dal Movimento).

(enciclopedia Treccani)

FEMMINISMO

femminismo s. m. [der. di femmina]. – Movimento di rivendicazione dei diritti delle donne, le cui prime manifestazioni sono da ricercare nel tardo illuminismo e nella rivoluzione francese; nato per raggiungere la completa emancipazione della donna sul piano economico (ammissione a tutte le occupazioni), giuridico (piena uguaglianza di diritti civili) e politico (ammissione all’elettorato e all’eleggibilità), auspica un mutamento radicale della società e del rapporto uomo-donna attraverso la liberazione sessuale e l’abolizione dei ruoli tradizionalmente attribuiti alle donne.

(enciclopedia Treccani)

STORIA DI UN MOVIMENTO

Cercheremo, nei paragrafi che seguono, di tracciare la storia del movimento SE NON ORA QUANDO? dalla sua nascita e non solo.

Ogni movimento, sia esso politico, culturale, filosofico, raccoglie l'ereditá e l'energia, la linfa  vitale potremmo dire, di ció che è stato prima e getta le basi di ció che sará poi.

In ogni movimento si riscontrano caratteri generali comuni a tutti i movimenti e peculiaritá che fanno di uno specifico movimento qualcosa di unico ed irripetibile.

Cosí è stato ed è per SE NON ORA QUANDO?

In otto anni di storia il movimento SNOQ ha affrontato vicende alterne che lo hanno visto alle prese con momenti anche dolorosi della propria evoluzione.

Quando le donne affrontano le battaglie che riguardano i propri diritti affrontano questioni che le riguardano "fisicamente": parlano, infatti, della propria condizione esistenziale, parlano del proprio corpo, del proprio ventre, del proprio quotidiano.

Questo si riversa inevitabilmente nei termini del confronto. Una rottura tra donne non è battaglia per il territorio ma un diverso modo di intendere le lacrime. 

 

LA LOTTA DELLE DONNE

La lotta delle donne viene da lontano.

Da prima degli anni ’70, da prima della Resistenza, da prima degli scioperi delle mondine, da prima delle suffragette, da prima. 

È un fiume che bisogna ripercorrere all'indietro a lungo prima di riuscire a trovarne la fonte.

Perché se è vero che la discriminazione delle donne è cosa antica è vero anche che altrettanto antica è la loro capacitá di organizzarsi, di resistere, inesauribile la loro resilienza.

IPAZIA, ASTRONOMA, MATEMATICA, FILOSOFA

OLYMPE DE GOUGES DRAMMATURGA, FEMMINISTA

SUFFRAGETTE

LE DONNE E LA RESISTENZA

ANNI ‘70

LIA MIGALE. ‘PICCOLA STORIA DEL FEMMINISMO’

"Gli anni '70, '80, '90, sono stati gli anni in cui il femminismo si è espresso prima in forma provocatoria: gli slogan "io sono mia", "il corpo e mio e lo gestisco io", "aborto libero gratuito e assistito" sono stati di rottura verso gli stereotipi sulle donne; poi il movimento si è nascosto, meno presente nelle piazze e più nelle università, nelle librerie, nei gruppi studio, creando soprattutto le proprie istituzioni. Sono gli anni dello studio, dell'avanzamento del piano teorico, delle relazioni internazionali, della strutturazione. Con l'apparire del nuovo millennio le donne hanno rappresentato il riscatto. Hanno preteso di parlare per tutti, non solo per la loro crescita, ma per la crescita di una diversa idea di società. Con la manifestazione di "Se non ora quando", con la richiesta del riequilibrio della rappresentanza politica, con il lavoro certosino svolto in tutti gli ambiti sovranazionali, con il concetto di genere sempre più ampliato e diversificato, con la rinascita delle grandi assemblee nazionali il femminismo interpreta la necessità del cambiamento. Non è più soltanto la sempre maggiore presenza delle donne a dare conto del cambiamento, si pretende che si assumano concetti che hanno a che fare con la capacità di relazione e con quello di cura, si pretende la solidarietà e il lavoro".

(fonte Repubblica 21 febbraio 2017) 

Il 13 febbraio del 2011 scendono  in piazza migliaia e migliaia di persone; donne, per lo piu, ma anche molti uomini amici delle donne, cittadine e cittadini esasperati dalla generale politica del disprezzo dei diritti e della intelligenza delle persone in quegli anni rappresentata ed amplificata dai comportamenti, dalle esternazioni e dalle scelte politiche dell’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Ciò che agli occhi delle cittadine e cittadini 'comuni' è solamente una insperata partecipazione massiccia ad una protesta spontanea è in realta ,  anche, un momento di convergenza di soggettivitá e differenze del femminismo organizzato gia protagoniste di manifestazioni di piazza precedenti, di poco, a quella data.

 

Alessandra Bocchetti comincia il suo discorso con uno splendido “bentornate!”

.È il caso ad esempio della manifestazione ’usciamo dal silenzio’ la cui genesi è qui sotto narrata

”Usciamo dal silenzio è un coordinamento nato nel 2005 con l'intento di tornare a difendere i diritti delle donne, a partire dalla legge 194 continuamente minacciata da tentativi di vanificarla e svuotarla. "Tutto è cominciato con una mail", racconta il sito: "una giornalista, Assunta Sarlo, la indirizza alle donne che conosce per chiedere di pensare a qualcosa che possa farci uscire dal silenzio. Tema: la legge 194 del 1978". Le risposte arrivano numerose; tra queste, quella di Susanna Camusso che avverte: 'Come si poteva temere l'arretramento della laicità delle istituzioni si trasforma in un attacco alle donne, alla nostra pelle, alla nostra salute, alla nostra autodeterminazione. Cogliamo negli appelli che corrono in rete un disagio che cresce, la paura che tutto resti nel silenzio. Condividiamo, sappiamo che non si può stare in silenzio, è una responsabilità anche nostra". Nasce così la proposta di una grande assemblea di donne in cui discutere; il 29 novembre 2005 ha dunque luogo l'assemblea a Milano 'Per uscire dal silenzio': e da lì una grande manifestazione che, nel gennaio del 2006, porta in piazza 200.000 persone. Da allora "Usciamo dal silenzio" è rimasta attiva partecipando alle battaglie delle donne e alla diffusione delle informazioni.” (retedelledonne.org) 

USCIAMO DAL SILENZIO

il trailer dello spettacolo LIBERE nella versione con Anna Carabetta e Marina Marino

LA ASSOCIAZIONE “DI NUOVO” E LO SPETTACOLO ‘LIBERE’

Non tutti sanno che il movimento SeNonOraQuando? nasce in seno a DI NUOVO, un gruppo di donne di Roma, Milano e Torino che aveva elaborato un documento “La nostra Libertà” che iniziava così :”siamo un gruppo di donne diverse per età, professione e provenienza politica. facciamo parte di quel vasto movimento di opinione femminile che ha reagito indignata al torbido intreccio di sesso e politica rivelato dai casi del presidente del consiglio e del presidente della giunta del Lazio. si tratta di un movimento composito che si è manifestato nei modi più vari (appelli, documenti, lettere, blog) esprimendo giudizi anche contrastanti sullo stato attuale dei rapporti tra i sessi in Italia.” Da questo documento e da incontri del gruppo risulta chiara l’idea che l’Italia non è un Paese per donne, che le donne italiane hanno pagato in prima persona la stagnazione economica e politica degli ultimi decenni. Lo spreco sociale che la loro esclusione comporta è una questione nazionale di primaria importanza, e che la grande forza delle donne italiane che aveva sprigionato tanta soggettività politica e culturale, si era di fatto adattata a godere di diritti e libertà soggettivi, rinunciando a misurarsi con la sfida della responsabilità politica. Risultava importante ribadire in quel contesto l’idea dell’uguaglianza e della differenza tra i sessi e riportare il tema della parità di genere (in ogni sua accezione) nell’agenda politica del Paese dalla quale era scomparsa. Da queste riflessioni ed incontri nasce lo spettacolo LIBERE scritto e diretto per DI NUOVO dalle sorelle Cristina e Francesca Comencini e con due attrici eccezionali: Lunetta Savino e Isabella Ragonese. Questo spettacolo è un manifesto, una fotografia lucida e vera della condizione delle donne in quegli anni (2010). La prima si tiene a Roma nel luglio del 2010 .

(da un documento di snoq Torino)

L’ITALIA È UN PAESE PER DONNE?

A questa domanda, tante, troppe volte ci siamo ritrovate a dover rispondere che no, il nostro non è un paese per donne. 

Non lo era nel 2011 e non lo è ancora oggi.

È un paese, il nostro, in cui le donne stentno ad avere un effettivo diritto di cittadinanza. Tra gli ultimi posti in Europa per occupazione femminile, parita di salario, rete di servizi, possibilitá di realizzazione professionale le donne italiane non sentono di vivere in una nazione accogliente.

Ma non ci sono solo le condizioni sociali ed economiche a farci affermare questo.

L'Italia era ed è un paese in cui si registra un tasso altissimo di violenza contro le donne, violenza agita soprattutto all'interno delle mura domestiche, un'alto numero di femminicidi, l'uso del corpo femminile nelle immagini e nelle pubblicità con un taglio altamente sessista e abusante. 

”Il corpo delle donne”  è un documentario realizzato da Lorella Zanardo nel 2009 che tratta appunto della progressiva perdita di identità femminile progressivamente triturata da un meccanismo mediatico sempre più invasivo che ne rende una immagine umiliata ed umiliante. 

I corpi, quelli veri, quellinche rappresentano la verità del sé scompaiono lasciando il posto a maschere rifatte e inespressive e a corpi sempre piu esposti valorizzati unicamente in funzione maschile. 

Lorella Zanardo ‘Il corpo delle donne’

 

MA COME SIAMO ARRIVATE A QUESTO PUNTO??? 

Già,  come?

In Italia, storicamente, le donne non hanno mai avuto vita facile. Nonostante la produzione importantensia a livello scientifico che a livello culturale ed artistico, nonostante il grande protagonismo in politica e nella vita sociale, nonostante in alcuni campi abbiamo fatto letteralmente scuola (basta ricordare quanta importanza abbia avuto il metodo didattico di Maria Montessori nella pedagogia mondiale), le donne italiane sono state mantenute per secoli in un ruolo di subordine.

Quasi ultime ad acquisire il diritto al voto in Europa hanno subito pesantemente gli effetti di una cultura sessista e  patriarcale fortemente influenzata dalla presenza 'fisica' cella chiesa cattolica e della sua ingerenza nella vita politica dello stato.

Ma quello che ha segnato fortemente il passaggio alla situazione cui fa riferimento Lorella Zanardo nella sua inchiesta sono stati gli anni a cavallo tra 1980 e 1990.

Fino ad allora infatti, seppure sussistesse l'idea che le donne richiamavano su di sé le violenze e le umiliazioni subite fisicamente laddove non  mantenevano un comportamento 'morigerato' (il tristemente noto 'se l'è voluta'), le immagini, la tv, il cinema si regolamentavano attraverso l'esistenza di confini e zone che, seppur dense di stereotipi, mantenevao un certo rispetto dei corpi e della identità femminile.

Almeno all’apparenza.

Negli anni ’70, densi di partecipazione alla vita politica delle giovani e dei giovani, esplosivi nel terreno della liberazione sessuale, momento di nascita e crescita dei movimenti femminili e femministi nelle varie declinazioni, lo scontro risultava frontale tra la compagine volta a conquistare la libertà e dignità delle donne e quella intenzionata ad  affossarla.

In questi anni,  comunque, le donne segnano importanti traguardi nel cammino verso l’autodeterminazione. A metá del decennio, grazie a battaglie sostenute in modo determinante dai Radicali, il nuovo diritto di famiglia riconosce le donne capaci di autonomia amministrativa, supera almeno sulla carta il concetto di 'patria potestá' e riconosce il diritto al divorzio aprendo almeno un primo spiraglio verso quel faticoso e ancora lungo percorso di fuoriuscita dalla violenza che molte donne si trovano a subire tra le mura domestiche.

Il 1978 è l'anno in cui viene istituita la legge 194 sulla maternitá consapevole; l'interruzione di gravidanza non viene 'depenalizzata', cosi come era la richiesta della parte piu radicale del femminismo, ma si stabiliscono i criteri secondo i quali le donne possano comunque decidere sui propri corpi e dei propri corpi. L'aborto è legale, si comincia a parlare di autodeterminazione.

Sono importanti passaggi, che magari non vanno di pari passo con decisivi cambiamenti nella cultura popolare ed istituzionale, ma segnano sicuramente dei radicali mutamenti nella vita delle donne.

(per un ampio resoconto sulla storia ed evoluzione della legge 194 e del diritto di famiglia rimandiamo alle apposite sezioni).

 

 

 

Un problema culturale

Quella che segue è una puntata di 'specchio segreto', una trasmissione dell'attore e regista Nanni Loy che andò in onda alla tv nazionale verso la metà degli anni '60.

La trasmissione era una novità per il tipo di spettacolo cui erano abituati gli italiani. In un panorama fatto di giochi a quiz, varietà televisivi, tv dei ragazzi, caroselli, telegiornali e trasmissioni culturali, Nanni Loy fece una operazione dirompente: mandò in onda la vita vera ma soprattutto le reazioni vere e senza filtri delle donne e degli uomini 'della strada'.

Le provocazioni operate erano spesso eccessive, dovevano, d'altra parte, suscitare una reazione.

Rimase nella storia della televisione lo sketch del tizio (Nanni Loy), che inzuppa il proprio cornetto nei cappuccini altrui. L'effetto risultava davvero esilarante.

Ma quella che pubblichiamo sotto si fissa nella mentenper un altro motivo: è la testimonianza filmata di una Italia in cui è accettabile, ancorchè imbarazzante, che un marito leghi la propria moglie ad una sedia, imbavagliata, esposta; Nanni Loy, finto negoziante del locale in cui la moglie è messa alla gogna, a chi gliene chiede il motivo risponde "cose nostre, cose private".

Solo dopo una sfilza interminabile di clienti uno di loro lo sfida e chiama la polizia.

Arriva un vigile urbano. Con la discussione tra quest'ultimo e il regista si chiude la puntata.

Anni dopo Nanni Loy, intervistato, rivelerà che il consiglio finale del vigile, dooo lunga discussione, fu 'va bene, se proprio deve, ma almeno la metta nel retrobottega'....

 

da 'Specchio Segreto' programma di e con Nanni Loy

Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto.

È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità.

E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri. Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale.

E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.

Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza.

È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo.

Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete.

Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete?

Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda?

Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.

La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi.

Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate?

Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.

Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.

Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato.

Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari».

Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo.

18 gennaio 2011 Concita De Gregorio

 

UN APPELLO DI CONCITA DI GREGORIO

Il 18 gennaio 2011 esce sull’Unitá l’appello di Concita Di Gregorio che invita le donne e gli uomini ad uscire dal silenzio che rischia di diventare connivenza nei confronti di quantonsta accadendo in Italia.

Nell'appello la giornalista indica con decisione e precisione in Silvio Berlusconi e nel suo stile di  governo l'origine e la responsabilita della situazione che vede le donne al centro di un attacco feroce alla dignità.

madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda?

 

 

È  un appello accorato e potente che fa seguito ad una serie di esternazioni gia messe in atto da Concita negli anni precedenti il 2011 e che si mescola e sovrappone a quello che il comitato promotore lancerá nel convocare la manifestazione del 13 febbraio e che viene subito rilanciato dalla rete.

Lo pubblichiamo qui a fianco integralmente.

 

All'appello rispondono in molte, tra le prime firmatarie la segretario della Cgil Susanna Camusso, l'attrice Lella Costa, la filosofa Nicla Vassallo, la regista Emma Dante, la ballerina Carla Fracci. Passano sette giorni e arriva una risposta autorevole, quella di Luisa Muraro, filosofa, animatrice della comunità Diotima, ispirata alla figura di Diotima di Mantinea, mentore di Socrate, a cui insegna la maieutica. Muraro è una della voci più importanti del femminismo nostrano, nonché co fondatrice della milanesissima Libreria delle Donne. E proprio nella newsletter della libreria di via Calvi 29, leggiamo la risposta che Muraro dà a chi le chiede di sottoscrivere l'appello

 

LA RISPOSTA DI LUISA MURARO ALL’APPELLO DI CONCITA DE GREGORIO

 

«Cara ...., mi inviti a firmare l'appello lanciato alle donne dalla direttrice dell'Unità per dire basta con questo capo del governo. Non lo firmo per due ragioni principali. Per cominciare, sono molto critica verso la separazione fatta da Concita De Gregorio fra quelle che non si prostituiscono, alle quali lei si rivolge, e quelle che si prostituiscono, escluse da ogni considerazione. Io sono impegnata politicamente per la libertà femminile e lotto contro ciò che la ostacola: la ostacolano gli uomini che usano i loro tanti soldi per ridurre il corpo femminile a merce; ma le donne che vanno a questo mercato, io sostengo, hanno una soggettività che non mettono in vendita e perciò vanno prese in considerazione. Altrimenti, dalla politica si scade nel moralismo. In secondo luogo, l'indignazione contro la miseria sessuale di uomini al potere, deve venire principalmente da uomini loro vicini, se hanno il senso della decenza, anzi doveva venire al primo scandalo e non è venuta, chissà perché. Ricorrere alle donne è un espediente di vecchio stampo, quando alle donne si assegnava un ruolo convenzionale, ora per la pace, ora per l'infanzia... Meglio questi ruoli, comunque, che quello che ci assegna questo appello, di truppe ausiliarie di una politica inefficace».

 

di altro taglio è invece la critica sollevata dalla Unione Donne Italiane

I comunicati a ridosso della manifestazione del 13 febbraio 2011 da parte dell’UDI rappresentano la critica maggiormente ’storico/politica’ espressa in quel periodo, quella che non accetta che anni di battaglie definite attraverso una analisi del lavoro, degli status sociali ed economici, di lotta per quella che sino ad allora era ancora definita da molta parte come emanicipazione delle donne vengano appiattiti ed uniformati (questa la critica, questo il timore) da un appello che a quella parte importante del mondo femminile suona come genericista.

L’UDI (UNIONE DONNE ITALIANE) NON ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE; I MOTIVI

Carissime, la manifestazione in programma per il 13 febbraio si terrà , non solo a Milano, ma in contemporanea in diverse città, perciò molte donne dell’Udi sono state contattate. Premesso che non credo l’Udi debba dire altro oltre il comunicato già inviato, è utile uno scambio tra noi meno formale. E’ perfino superfluo dire che, a titolo personale, ognuna è libera di partecipare; è opportuno invece ribadire che l’Udi non può essere chiamata a schierarsi, a “portare” donne a una manifestazione che non rientra nella sua politica.Non possiamo rinunciare alla nostra identità per rappresentare un confuso genere femminile, indignato e anonimo. La manifestazione in questione è infatti promossa in varie città come una manifestazione di donne non meglio definita.Noi non abbiamo mai sottovalutato l’importanza di esporci nelle piazze, a partire da questo ci siamo misurate in diverse situazioni: raccolta firme, Staffetta, in ultimo, il contrasto agli stereotipi con la Campagna Immagini Amiche. Ogni volta, però, abbiamo dovuto prendere atto che la politica non sente quello che dicono le donne attraverso le associazioni femminili perché non riconosce la politicità del movimento organizzato delle donne. Non lo riconoscono neanche i media ai quali abbiamo chiesto, fino alla noia, di raccontare quella società civile che ogni giorno si impegna per cambiare un assurdo modello culturale a “sesso unico”. Quindi è insopportabile che gli insistenti appelli facciano leva, ancora una volta, su un presunto silenzio che non ci riguardaperché noi non siamo mai state zitte. Siamo state silenziate! Come abbiamo già detto e ripetuto più volte.Un caro saluto a tutte, Pina Nuzzo"

LE SCIARPE BIANCHE A MILANO, IL 29 GENNAIO 2011

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Le moltissime adesioni che continuano ad arrivare all’appello “Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia“, partito da Milano e dalla Lombardia, insieme alla richiesta arrivata spontaneamente da centinaia di donne  di una presa di parola pubblica,  ci hanno indotto a lanciare la proposta di una manifestazione nella nostra città, sabato 29 gennaio alle 15 in Piazza della Scala. Con un simbolo: la sciarpa bianca del lutto per lo stato in cui versa il Paese. Uno slogan: Un’altra storia italiana è possibile. Ci saremo con le nostre facce. Le facce delle donne italiane, quelle della realtà. Appuntandoci sulla giacca una fotocopia della nostra carta di identità con su scritto chi siamo: cassaintegrate, commesse, ricercatrici precarie, artiste, studentesse, registe, operaie e giornaliste, per dire la forza che rappresentiamo, a dispetto di tutto. Perché sarebbe bello che una spallata, magari quella definitiva, politica molto prima che giudiziaria, la dessimo proprio noi al capo supremo di questa telecrazia autoritaria, eversiva e misogina. Quel che accade del nostro Paese offende  le donne, ma anche gli uomini che non si riconoscono nella miseria della rappresentazione di una sessualità rapace e seriale, nello squallore di una classe dirigente che ha fatto dell’eversione di ogni regola e nel sovvertimento di qualunque verità il suo tratto distintivo. Ed è anche a questi uomini che chiediamo di essere con noi sabato 29. Per ribadire insieme che “un’altra storia italiana è possibile”. Grazie alle numerose adesioni che stiamo ricevendo in questi giorni abbiamo deciso di organizzare, durante la mobilitazione di sabato, un reading delle motivazioni che ci spingono e vi spingono a partecipare a quest’iniziativa. Se volete che la vostra testimonianza venga condivisa durante la manifestazione, mandateci la vostra opinione a questa mail: dinuovo.milano@gmail.com

Notizia ANSA del 12/11/2011: la manifestazione del giorno dopo viene rivendicata da molti.

APPELLO PER LA DESTITUZIONE DI NICOLE MINETTI DOPO IL CASO RUBY

Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia Nessuno può governare calpestando i principi di uguaglianza e dignità politica e sociale sanciti dalla Costituzione. La Magistratura dovrà stabilire – e ci auguriamo che lo faccia al più presto – se sussistono i reati ipotizzati. Non è però più tollerabile per noi, donne e uomini che con il nostro lavoro e il nostro impegno civile tentiamo di rendere migliore questo Paese, assistere al degrado e alla deriva dell’etica pubblica cui il Presidente del Consiglio sta condannando l’Italia. Sentiamo il bisogno di porre un freno a tutto questo: perché arrivi alle giovani donne un messaggio di libertà, di giustizia, di diritto a una vita fatta di scelte consapevoli, di riconoscimento della dignità della loro persona, della loro intelligenza, del loro sentire e delle loro competenze; perché gli uomini, in particolar modo i giovani, rifiutino il modello sessista che domina e spezzino la complicità maschile contro il corpo delle donne; perché chiunque abbia cariche istituzionali e sia coinvolto in questa vicenda si faccia da parte. A motivarci non è un astratto moralismo, bensì il rifiuto del fatto che coloro che sono sospettati di essere i responsabili di questa ennesima offesa al corpo e alla dignità femminili, continuino a rappresentare le istituzioni democratiche. Come uomini e donne che abitano in questa regione, riteniamo che il Presidente Formigoni – che ne ha permesso l’elezione – ora debba chiedere alla consigliera coinvolta di dimettersi. Sentiamo il bisogno non solo di prendere parola pubblica, ma anche di mobilitarci: mai come ora è giusto che l’indignazione e il disgusto trovino visibilità e siano di tutte e di tutti. Possiamo voltare pagina e ridare dignità e speranza nel futuro, soprattutto alle giovani generazioni. Milano 21 gennaio 2011.

 

Primi firmatari: Marilena Adamo, Ileana Alesso, Vittorio Angiolini, Gabriele Ballarino, Silvia Ballestra, Nino Baseotto, Ferruccio Capelli, Iaia Caputo, Arianna Censi, Daniele Checchi, Ilaria Cova, Chiara Cremonesi, Marilisa D’Amico, Adalucia De Cesaris, Diana De Marchi, Mario Fezzi, Maurizio Fontanili, Francesco Francescaglia, Luca Gaffuri, Marisa Guarneri, Alessandra Kustermann, Carmen Leccardi, Pierfrancesco Majorino, Aurelio Mancuso, Maurizio Martina, Giorgio Oldrini, Elena Paciotti, Nello Patta, Marina Piazza, Giuliano Pisapia, Antonio Pizzinato, Patrizia Quartieri, Onorio Rosati, Assunta Sarlo, Sara Valmaggi, Francesca Zajczyk, Maurizio Zipponi.

 

 

L’APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE DEL 13 FEBBRAIO 2011 SCRITTO DA FRANCESCA IZZO DEL GRUPPO PROMOTORE 

 

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca lavoro (e una su due non lo trova), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani. Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che - va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia - hanno costruito la nazione democratica. Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile. Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici. Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione. Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza. Il modello di relazione tra donne uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni. Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale. Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? È il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

L’APPUNTAMENTO È PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI GRANDE CITTÀ ITALIANA

 

IL LOGO SENONORAQUANDO? CREATO DA MADDALENA FRAGNITO

TUTTE E TUTTI SOTTO UN’UNICA BANDIERA

Viene richiesto, nei giorni precedenti la manifestazione, attraverso il tam tam fatto di comunicati, mail, telefonate e passaparola, di non portare alla manifestazione, alle manifestazioni, è piu corretto dire, bandiere di partiti, associazioni o sindacati. Solo cartelli, si chiede, e quel logo, chi vorrà, di Maddalena Fragnito, che poi diventerà, declinato in varie forme e con diversi slogan il logo ufficiale di Se non ora Quando?.

La richiesta ha molto senso. Il protagonismo deve essere delle donne. L’immagine che deve emergere si vuole che sia solo quella di donne, donne di tutti i giorni, donne di ogni tipo, età, presenza.

Si chiede ai partiti di fare un passo indietro.

La richiesta è accolta, non senza qualche mugugno. 

Alcuni dei partiti sono presenti nell'organizzazione attraverso le proprie militanti. Come il PD, ad esempio. La CGIL avrà un ruolo importantissimo nella strutturazione della giornata e non solo a Roma ma in molte altre citta.

Ma in molte altre realtá risulta difficile fare accettare alle formazioni minori l’assenza di quei simboli ai quali sono cosi legate. 

E se poi alla fine l’indicazione arrivata dalle organizzatrici verrá rispettata senza eccezioni, nei giorni precedenti il 13 febbraio il dibattito comprenderá anche il perché di questo andare ’spogliate’ in piazza.

La decisione della assenza di simboli, invece, viene accolta positivamente dalla massa delle partecipanti e dei partecipanti. La politica è già entrata da tempo in quella fase di storica sfiducia da parte degli elettori che sta aumentando sempre piu il divario tra partiti e popolazione, che ogni anno registra calo di votanti, il cui confronto è sempre piu una bagarre mediatica e sempre meno un dialogo con i cittadini.

Il fiume immenso di donne e uomini che si riversa  nelle cittá quel 13 febbraio è dunque una moltitudine riunita sotto un'unica bandiera, quella dei diritti e della dignitá delle donne, e vestita di colori, immagini, slogan,  creatività.

 

 

 

LE CITTÀ DEL 13 FEBBRAIO

Nell’occasione della manifestazione del 13 febbraio 2011 il comitato promotore della manifestazione stessa lancia lo slogan "se non ora, quando?". La frase è ripresa dal titolo del primo libro di Primo Levi (‘se non ora quando?’ appunto) che a sua volta cita il Talmud ” «Se non sono io per me, chi sarà per me? E quand'anche io pensi a me, che cosa sono io? E se non ora, quando?» La frase si carica immediatamente di un significato denso di urgenza, di combattivitá e di speranza e diventa subito virale. In ogni piazza di Italia che sta manifestando per i diritti delle donne e per il loro rispetto risuona, all'unisono, "se non ora quando" , seguito da un altrettanto dirompente "ADESSO!". La manifestazione a Roma si conclude con la canzone di Patti Smith "people have the power", la gente ha il potere.

Il silenzio e poi le voci

Il gruppo promotore sul palco al termine della manifestazione di Roma

NASCONO IN TUTTA ITALIA I COMITATI SE NON ORA QUANDO?

Nei mesi successivi alla manifestazione si verifica un immediato costituirsi di decine e decine di comitati ’se non ora quando?’ in tutto il territorio italiano, dal nord al sud, nelle isole, in ogni cittá o paese che sia stato toccato dalla imponente manifestazione del 13 febbraio o che ne abbia ricevuto notizia e, con essa, nuova energia. 

È probabilmente un risultato inaspettato per lo stesso Comitato Promotore. 

Questo fenomeno viene decifrato  sin da subito secondo chiavi diverse: per il Comitato Promotore è risultato diretto della propria azione; la giornalista Simonetta Robiony, che ne fa parte, dirá, nel corso di una assemblea della Rete delle Reti a Roma, che lo stesso CP 'ha gemmato'. 

IL’immagine descrive bene il senso di ‘maternità’, nel bene e nel male, che caratterizza le donne del Comitato Promotore nei riguardi del movimento nato nelle piazze il 13 febbraio e che percepiscono come figliazione  diretta.

Alcuni dei comitati territoriali aderiscono a questa lettura e sentono la presenza del Comitato Promotore come rassicurante e autorevole. Gli riconoscono inoltre una grandissima capacità e competenza mediatica che senza dubbio risulta determinante perché  la voce del movimento sia presente a livello nazionale. La composizione stessa del Comitato Promotore garantisce contatti ad importanti livelli e una esposizione di spessore.

Altri invece, pur riconoscendo al Comitato Promotore il grande merito di avere avuto una felice intuizione e di avere avuto grande capacità  e tenacia nel mobilitare la piazza, rivendicano una appartenenza al nascente movimento che li coinvolga anche sulle capacita decisionali ed organizzative e un piano di parità politica. 

La stessa esposizione mediatica delle donne del CP viene letta in senso meno ottimistico giacché a volte si trasforma in ingombrante presenza sulle testate principali nel riferimento di posizioni politiche non tutte condivise, anche da parte di singole componenti il CP, ma che vengono comunque identificate come 'la posizione di SNOQ?'.

I comitati se non ora quando? aderiscono alla carta di intenti  scritta dalle donne del Comitato Promotore ed utilizzano il logo disegnato da Maddalena Fragnito e messo gratuitamente a disposizione di tutto il movimento.

Ma i comitati se non ora qusando?, nati certamente in seguito alla manifestazione del 13 febbraio 2011, o in preparazione di essa, hanno caratteristiche differenti da regione e regione, qundo non da provincia a provincia, da citta a citta. 

In essi infatti confluiscono tradizioni aggregative, associative e politiche diverse, in alcuni casi sono generati da un femminismo piu trdizionale, in alcuni da una adesione generazionalmente piu giovane, frutto del mondo politico e studentesco degli anni '80 e '90, in altri ancora risentono dell'impronta marcata dei partiti della sinistra o dei sindacati, della CGIL, in particolare , che molta parte ha avuto nella organizzazione della giornata del 13 febbraio. 

Quanto ai partiti sicuramente all’interno dell’universo di se non ora quando e dello stesso comitato promotore hanno una presenza rilevante le donne del Partito Democratico e, in alcune zone, quelle della sinistra radicale.

I COMITATI SE NON ORA QUANDO?

I COMITATI SE NON ORA QUANDO?

 SE NON ORA QUANDO? UNA CONVOCAZIONE E UNA CARTA DI IDENTITÀ

Per lanciare l’appuntamento di Siena venne inviata ai vari territori la seguente lettera:

“ il 13 febbraio abbiamo riempito le piazze per difendere la nostra dignità di donna e riscattare l’immagine del paese. La mobilitazione ha contribuito a portare tante donne al governo delle città e a risvegliare uno straordinario spirito civico. Ma sono solo i primi segnali. La fotografia dell’ultimo rapporto Istat ci conferma che l’immagine deformata delle donne, così presente nei media e nella pubblicità, è solo l’altra faccia della diffusa resistenza a fare spazio alla libertà femminile. I dati ci dicono che le donne italiane studiano, si professionalizzarlo, raggiungono livelli di Eccellenza in molti campi. Ma sono donne, vogliono esserlo, e questo basta, nel nostro paese, perché non entrino nel mercato del lavoro (il 50% e senza occupazione) o perdono il lavoro, spesso precario, se scelgono di diventare madri.Sembrava fino a ieri che dovessimo aver solo un po’ più di pazienza, che la società italiana, forse più lentamente di altre, avrebbe accolto la libertà femminile. Ma così non è. Occorre prenderne atto. Vogliamo difendere noi stesse, il nostro presente e il nostro futuro perché una cosa è chiara: un paese che deprime le donne è vecchio, senza vita, senza speranza.E mettiamo a punto le nostre idee. Rilanciamo, forti delle nostre diversità, un grande movimento. Stringiamo un patto per rendere le nostre voci più forti e autorevoli. Se non ora quando un paese per donne? Il 9:10 luglio, a Siena, Santa Maria della scala. L’incontro è aperto anche agli uomini.

 

E questa la carta di identitá scritta da Serena Sapegno, una delle promotrici dell’incontro di Siena e prima ancora della manifestazione del 13 febbraio.

"La mobilitazione delle donne del 13 febbraio in tante città e centri italiani e all’estero è stato un grande evento di popolo, ricchissimo per la molteplicità e pluralità di culture, di genere, di generazioni, politiche, sociali, professionali, delle persone convenute.

Nella preparazione e nella gestione della giornata si sono messe insieme energie disparate, si sono accese e incontrate spontaneamente speranze e aspettative diverse. Dal 13 febbraio non si torna indietro.

Non vogliamo tornare indietro. La novità e la forza di Se Non Ora Quando? è dovuta a caratteristiche preziose e inedite che vanno riaffermate o se necessario promosse ovunque.

Tali caratteristiche qualificanti e originali di Snoq saranno presenti e fondanti in tutti i comitati che desiderano definirsi e riconoscersi con quel nome e partecipare alla costruzione di un cammino comune.

Esse sono:

a)la libertà, la forza, e l’autonomia delle donne in tutti campi;

b)Il coinvolgimento delle diverse associazioni di donne e delle organizzazioni professionali delle donne;

c) l’adesione a titolo personale delle donne dei partiti e dei sindacati;

d) La pluralità politica, culturale e di credo.

e) L’esplicita attenzione alle giovani e ai giovani;

f) L’utilizzo di un linguaggio trasversale e plurale nella comunicazione.

Di conseguenza il logo Snoq non può essere usato per iniziative o manifestazioni di partiti o altre singole associazioni.

Analogamente sono assenti dai comitati Snoq simboli politici e sindacali.

Naturalmente lo sforzo di ciascun comitato sarà volto a favorire la partecipazione e il coinvolgimento di tutte le donne."

(Fonte ”Se non ora quando? Da Di Nuovo a Libere” R.Cavallari-S.Robiony)

LO SPOT PER L’INCONTRO DI SIENA

LE VOCI DELLA PIAZZA A SIENA - 10/11 LUGLIO 2011