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Comitati SeNonOraQuando?

Da La Repubblica di oggi

UNA GRANDE VITTORIA PER LA LIBERTÀ DI TUTTE!!!

COMPATTE E UNITE SI PUÒ.

la lotta delle donne polacche segna un grandissimo punto a vantaggio della libertà e della autodeterminazione di tutte noi. Pacifiche ma decise, appoggiate da una marea montante di donne che hanno trasformato la battaglia delle donne polacche per il mantenimento dei diritti, hanno fermato l'attacco fascista da parte del governo e delle destre a diritti civili da tempo conquistati.

Ma stiamo all'erta e non abbassiamo la guardia. In Europa una intera rete di estrema destra appoggiata anche dalle destre internazionali è al lavoro per sottometterci. 

Manteniamo dunque questa forza che ci ha viste unite.

 

#senonoraquando?

la lotta delle donne polacche rompe i confini e diventa globale

Le donne polacche hanno bisogno del nostro aiuto! Lettera Aperta e Appello

Al Presidente del Parlamento europeo

Alla Presidente della Commissione Europea

Alla Commissaria europea per l’Uguaglianza

Alla Commissaria per i Diritti umani del Consiglio d’Europa

Al Presidente del Consiglio dei Ministri italiano

Al Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale del Governo italiano

Al Ministro per gli Affari europei del Governo italiano

Alla Ministra per le Pari opportunità del Governo italiano

Le donne polacche hanno bisogno del nostro aiuto! L’aiuto di tutte le Istituzioni europee perché la situazione in Polonia sta precipitando.

30/10/2020

Il 22 ottobre 2020 il Tribunale costituzionale polacco ha emesso una sentenza che ha dichiarato che l'aborto è contrario alla costituzione anche nei casi di gravi malformazioni del feto. Il provvedimento arriva nel clima diffuso di crescente ostilità verso le rivendicazioni di pari dignità sociale delle donne, accompagnato da una significativa riduzione delle più elementari garanzie dello stato di diritto.

Tutto questo accade durante la seconda ondata dell’emergenza Covid-19, in un momento che rende ancora più difficile esprimere dissenso, a causa dell’impossibilità di spostarsi e incontrarsi delle cittadine e dei cittadini.

Nonostante ciò, le donne e gli uomini sono scesi pacificamente in piazza per protestare contro la violazione dei loro diritti, contro il divieto di aborto anche in caso di grave malformazione dei feti.

Il governo polacco ha inviato la polizia per reprimere le proteste durante la marcia verso la casa del leader della maggioranza sovranista, il vice premier Jaroslaw Kaczynski, mentre il giorno successivo un altro corteo è stato sciolto con cariche e lacrimogeni. Incidenti si sono registrati in tutte le città del Paese.

Dal 2004 la Polonia è uno Stato membro dell’Unione europea e, come tale, vincolata dagli articoli 2 e 7 del Trattato sull’Unione europea al “rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze”, valori che “sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

Il diritto a interrompere volontariamente la gravidanza è riconosciuto nella quasi totalità degli Stati membri dell’Unione europea secondo condizioni molto meno restrittive di quelle oramai previste in Polonia; in Italia, in particolare, una legge sull’interruzione volontaria della gravidanza esiste da 42 anni e, sebbene appaia ancora necessaria la piena garanzia della sua effettività, essa rappresenta un ormai irrinunciabile presidio di libertà e pari dignità sociale per le donne nel nostro Paese.

La condotta della Polonia in relazione al diritto all’interruzione volontaria della gravidanza e, più in generale, in relazione alla tenuta stessa della democrazia e dello stato di diritto, appare sempre più preoccupante e suscettibile di minare alla radice lo standard di protezione dei diritti umani fondamentali richiesto dalla comune appartenenza all’Unione europea.

Raccogliamo quindi l’appello urgente delle donne e degli uomini polacchi che chiedono aiuto all’Unione europea e facciamo nostre queste richieste ai vertici europei:

• essere audite dal Parlamento europeo durante una sessione d'aula;

• essere audite dalla Presidente della Commissione europea Ursula van der Leyen, con la finalità di giungere a una risoluzione dell'UE che condanni quanto sta avvenendo in Polonia;

• sostegno internazionale nelle azioni di protesta;

• disponibilità degli Stati membri ad accogliere nelle proprie strutture ospedaliere, facendosi anche carico di tutte le spese, le donne polacche a cui viene vietato di abortire;

• sostegno economico alle associazioni per i diritti delle donne, per permettere loro di proseguire l'assistenza, anche legale;

• risoluzione affinché i finanziamenti europei siano negati agli Stati membri che violano i diritti umani e dunque alla Polonia.

 

Chiediamo inoltre al Governo italiano di esprimere una netta condanna nei confronti delle dichiarazioni e delle misure adottate dal primo ministro polacco e di impegnarsi nell’ambito dei rapporti diplomatici bilaterali e all’interno delle istituzioni europee per garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali della UE in Polonia.

 

Se non ora quando? - Coordinamento nazionale comitati

D.i.Re – Donne in rete contro la violenza

 

Casa internazionale delle donne

Rete dei Telefoni Rosa

Dalla stessa parte

One Billion Rising Eve Ensler

CGIL – Politiche di genere

Rebel Network

ASSIST - Associazione Nazionale Atlete

Differenza Donna

Michela Marzano

PRO CHOICE RICA – Rete italiana contraccezione e aborto

Effe - Rivista femminista

Magistratura Democratica

Noi rete donne

BeFree

Cooperativa GiULiA Giornaliste

ARCI Nazionale

GenPol - Gender and Policy Insights

Politiche di genere e Coordinamento pari opportunità UIL

Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Soroptimist International d’Italia

Ladynomics

Donn'è -

Ass. Promozione sociale WOMEN – Women of the Mediterranean and Eastern Europe Network Time for Equality

Scosse 

Soluzioni comunicative studi servizi editoriali

Museo donne Merano

AIDOS – Associazione italiana donne per lo sviluppo

UDI – Unione donne in Italia

IF – Iniziativa femminista

Alessio Miceli, Alberto Leiss, Mario Simoncini, Domenico Matarozzo , Stefano Ciccone – Maschile Plurale

Le sconfinate

AOI – Associazione ONG italiane Rete per la parità APS

Commissione Provinciale Pari Opportunità - Bolzano / Beirat für Chancengleichheit Bozen

Estia

Fondazione Emma Carelli

Road to 50%

CPO UsiGRAI

Vita di donna

Certi diritti

DonneInQuota

Le rose di Gertrude

Donne e c.

Comitato Dà voce al rispetto

Redazione Gaynews.it

NoiDonne

Comitato Arcigay

Agorà – Pesaro e Urbino

Le Nove

ALEF – Associazione Leadership e Empowerment Femminile

ASSOLEI

Donne in rete per la rivoluzione gentile

Falena Blu

Rose Rosse APS

Vox-Diritti Conferenza Nazionale delle Donne Democratiche

#datecivoce

Ass. Diritti d’autore EWMD - Delegazione di Roma APS

Donne per la difesa della società civile

Agedo Marche

Polis aperta

Luminaria Palermo

Femminile Maschile Plurale APS

Giuristi Democratici Torino

CCM Comitato Collaborazione Medica

LAIGA - Libera Associazione Italiana Ginecologi per Applicazione legge 194

CGIL – Nuovi diritti

PWN Professional Women Network – Rome

Il giusto mezzo

EDGE – Excellence & Diversity by GLBT Executives

Divesrity Lab

AMICA – Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto

Associazione Punto a Capo di Chivasso

Centro Elena Cornaro per i saperi, le culture e le politiche di genere dell'Università di Padova

International Feminists For A Gift Economy

Consulta di bioetica

Famiglie Arcobaleno

Gruppo Marija Gimbutas

Mirtille & Fragoline APS

CNDI – Consiglio Nazionale Donne Italiane

Donne in Rete

ARCI MIXed APS

Teatro dei Cinquequattrini

Arcigay

GIUdiT - Associazione Giuriste d’Italia

AllOut

Toponomastica femminile

Silvia Cutrera - Coordinatrice FISH Gruppo donne – Federazione italiana superamento handicap

Elisabetta Camussi – Università Milano Bicocca

Circolo Mario Mieli

Agedo Torino

I Sentinelli di Milano

Gay.Net

Senonoraquando? San Donà

ALFI Associazione Lesbica Femminista Italiana APS

One Billion Rising Livorno/Danzarte

Associazione Risvolta di Matera

ARCO 

Orlando Centro delle Donne di Bologna

Scambia Idee Torino

Comitato Diritti in Genere Ancona

Coordinamento nazionale donne ANPI

Giancarlo Siani Cooperativa sociale

Femminismi

blog Donna è futuro

Due immagini che parlano da sé. E speriamo che col grafico capiscano tutti...

APPROVATE LE NUOVE LINEE GUIDA PER L'USO DELLA RU486

.Esprimiamo grande soddisfazione per l'approvazione delle nuove linee guida per l'uso della RU486 appena emanate dal Ministero della salute.

A tutte e tutti coloro che hanno lavorato in questi anni va il nostro ringraziamento:

a noi donne singole e dei movimenti e delle reti che abbiamo incessantemente spinto in tal senso, al governo e al Ministro Speranza, consapevoli della difficoltà di reggere ai pesanti attacchi rivolti dai fronti conservatori e revisionisti.

Una buona notizia che ci fa sperare nella possibilità che ci siano finalmente le condizioni politiche per restituire alla legge 194 il suo significato primo, l’autodeterminazione delle donne, che non deve assolutamente essere messa in discussione.

Continuiamo a denunciare la carenza di consultori che siano in grado di assistere e supportare le donne nell’operare ed applicare la loro scelta.

Le donne, nel rispetto della legge, chiedono che ciò che è un loro diritto non venga ostacolato dalla soverchiante presenza di personale medico e sanitario obiettore di coscienza a fronte della carenza di quello non obiettore; situazione che porta a lunghe attese o addirittura a viaggi da una regione all’altra per poter effettuare una IVG.

Su tale argomento (l’obiezione di coscienza) riteniamo si debba giungere ad una profonda riflessione, informazione e formazione rivolta a tutto il personale medico e sanitario.

L'accesso all'interruzione volontaria della gravidanza è un diritto sancito dalla legge e come tale deve poter essere esercitato nella piena tutela. Inoltre si rende sempre più indispensabile riattivare i percorsi di educazione alla sessualità e all'affettività che sono un altro asse portante della 194.

Allo stesso modo rivendichiamo accessibilità e gratuità della contraccezione.

Per concludere auspichiamo e sollecitiamo tempi celeri per la piena applicazione della legge.

 

COORDINAMENTO NAZIONALE COMITATI SE NON ORA QUANDO? #noinontorniamoindietro


le donne polacche sfilano contro le decisioni del governo

LA POLONIA MUOVE PASSI PERICOLOSI VERSO IL RITIRO DELLA PROPRIA FIRMA DALLA CONVENZIONE DI ISTANBUL. SE CIO' DOVESSE ACCADERE AVREBBE UNA GRAVE RICADUTA NON SOLO SULLE DONNE POLACCHE MA SU TUTTA L'EUROPA, PROVOCANDO UN PERICOLOSO EFFETTO VALANGA E TRASCINANDO CON SE QUEGLI STATI SOVRANISTI CHE DA TEMPO CERCANO IN VARI MODI DI AFFOSSARE I DIRITTI UMANI E LE CONQUISTE ACQUISITE DALLE DONNE IN MERITO A CONTRASTO ALLA VIOLENZA DI GENERE E DOMESTICA. #NOINONTORNIAMOINDIETRO

Gentile Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen,

Gentile Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli,

Gentile Commissaria Europea per i Diritti umani Dunja Mijatović

Gentile  Presidente del Consiglio europeo Charles Michel  

Gentile  Presidente della Corte europea dei diritti dell'uomo Robert Ragnar Spanò  

Gentili Componenti del Comitato dei Ministri (CM)  

 

 

Siamo molto preoccupate per la decisione del Governo polacco di voler intraprendere  il  processo di recesso dalla Convenzione di Istanbul sia per le ripercussioni sul piano concreto per le donne polacche, sia per  la sua motivazione in quanto la stessa  contiene “concetti ideologici” non condivisi dall’attuale esecutivo polacco, fra cui quello sul sesso “socio-culturale” in opposizione al sesso “biologico“. Questa motivazione, assai pericolosa ed insidiosa però  non stupisce, in quanto già da tempo siamo consapevoli che la  Polonia e gli altri Paesi sovranisti stanno portando avanti una politica per cui le donne continuano a subire numerose violazioni dei loro diritti in materia di salute sessuale e riproduttiva e assistiamo al perdurare di normative, politiche e prassi che limitano e compromettono seriamente la salute sessuale e riproduttiva delle donne, la loro autonomia, dignità, integrità e il loro potere decisionale .  Per questo è molto pericoloso, anche per tutta l'Unione Europea,  che si affermino concetti di ostilità al genere e all'identità di genere che rischiano di riportare l'Europa indietro rispetto ai diritti umani fondamentali legati alla sessualità  e alla riproduzione e che nascondono il vero obiettivo che è quello di mantenere il controllo sulle donne e sulla loro autodeterminazione. L’Europa con la risoluzione Risoluzione 2019/2855(RSP), Résolution sur l'adhésion de l'UE à la Convention d'Istanbul et autres mesures de lutte contre la violence à caractère sexiste del Parlamento europeo ha votato l’adesione dell'UE alla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne  E con numerose risoluzioni ha invitato le Istituzioni  Europee a procedere senza indugio alla ratifica della Convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale vincolante riguardante la lotta alla violenza contro le donne adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011   Marija Pejčinović Burić, Segretaria generale del Consiglio d’Europa (la principale organizzazione del continente per la difesa dei diritti umani), afferma: “La Convenzione di Istanbul è il principale trattato internazionale del Consiglio d’Europa per combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica”. A novembre 2019 il Parlamento europeo manifestava la propria preoccupazione verso “gli attacchi e le campagne contro la Convenzione in alcuni paesi, che si basano su un'interpretazione errata e su una presentazione non corretta del suo contenuto al pubblico” e invitava  nuovamente tutti gli Stati membri che non l’avessero ancora fatto a ratificarla (Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia e Regno Unito), e ribadiva al contempo che “tutti gli Stati membri dovrebbero garantire che la Convenzione sia attuata e applicata correttamente, assegnando finanziamenti adeguati e risorse umane ai servizi predisposti” [https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20191121IPR67113/convenzione-di-istanbul-tutti-gli-stati-membri-devono-ratificarla-senza-indugio]: l’Italia, per esempio, ha ratificato nel 2013 la Convenzione ma concretamente persistono carenze e leggi inadeguate e, a volte, in contrasto con la Convenzione (così come certificato dal rapporto del GREVIO - gruppo di monitoraggio presso il Consiglio d'Europa-) È evidente che in molti Paesi europei, la violenza di genere non è ancora considerata un problema urgente e prioritario. Il 27 luglio 2020, la Polonia (stato membro dell’Europa dal 2004)  ha iniziato le procedure per uscire dalla Convenzione di Istanbul. È il primo Stato del Consiglio a prendere una simile decisione. Il governo polacco in passato aveva già presentato due disegni di legge per eliminare l’educazione sessuale dalle scuole e per rendere illegale l’aborto (pur essendo quest’ultimo già “concesso” solo in casi estremi: per stupro, incesto o gravi motivi di salute): disegni di legge bloccati a seguito di numerose proteste popolari. Le azioni del PiS rientrano pienamente nel programma di “Agenda Europa”(https://www.epfweb.org/sites/default/files/2020-05/online_epf_italiano_definitivo_compressed_0.pdf   contro i diritti umani in materia di sessualità e riproduzione. Le donne polacche stanno cercando di contrastare queste politiche con lo sciopero indetto dal "Poland Women Strike" che, ci ricorda Klementyna Suchanow, leader del movimento, e' stato indetto per "chiedere all'Unione Europea che i fondi europei siano erogati tenendo conto dell'effettivo rispetto dei diritti umani e per questo invita tutti i cittadini europei a tenere alta l'attenzione su questo caso facendo pressione sui propri parlamentari" . "Abbandonare la Convenzione di Istanbul, ci ricorda  Suchanow,  è un modo per legalizzare la violenza domestica" La presa di posizione dell’attuale Governo polacco, inoltre, crea un precedente pericoloso, soprattutto per le motivazioni presentate dal ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro. Inutile ribadire la strumentalizzazione che Ziobro fa del concetto di “genere” (d’altra parte la narrazione tossica dell’“ideologia gender” è il cavallo di battaglia dei partiti reazionari e ha oramai una storia quasi ventennale); inutile evidenziare come utilizzi una pericolosa contrapposizione tra, da un lato, le tradizioni e le leggi polacche e, dall’altro, la “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”; inutile sottolineare che è in atto il più sfrontato e pericoloso attacco alla libertà, all’autonomia, all’autodeterminazione, alla salute delle donne in Europa; inutile ancora marcare il fatto che le istanze delle comunità LGBTQIA+ sono usate come grimaldello per scardinare il primo e più basilare dei diritti che deve essere riconosciuto a ogni persona: il diritto ad avere diritti. Il governo polacco è riuscito dove altri Stati ancora non sono arrivati, pur facendo di tanto in tanto vari tentativi per limitare diritti oramai acquisiti dalle donne (per esempio in Italia con il ddl Pillon, ancora quiescente, che rientra a pieno titolo nel progetto “Ristabilire l’ordine naturale” di “Agenda Europa”): una mossa ispiratrice, quella polacca, per coloro che considerano la Convenzione di Istanbul un pericolo per l’assetto sociale. Ma di quale assetto sociale stiamo parlando? Se la società di riferimento è una società basata sulla supremazia del maschio e sul patriarcato non c’è che dire: la Convenzione di Istanbul è molto pericolosa perché punta a migliorare le condizioni di vita delle donne, mettendo in atto azioni che possano prevenire la violenza, favorire la protezione delle vittime ed impedire l'impunità dei colpevoli. Questa volta, non sta solo a noi reagire. Certo, faremo l’ennesima petizione online, scenderemo in piazza, commenteremo sui social con veemenza e preoccupazione, scriveremo articoli, organizzeremo presidi e manifestazioni contro una decisione che, con un colpo di spugna, cancella anni di lotte faticose e diritti conquistati. Ma oggi queste azioni non bastano più. Chiediamo che il Parlamento europeo si schieri al nostro fianco e prenda una posizione chiara e netta, rimarcando con fermezza il fatto che esistono – per riconoscersi a pieno titolo come stato membro dell’Unione europea – diritti universali che non devono più essere messi in discussione. Perché, se le uniche voci a levarsi saranno quelle dalle piazze e dalle strade, se le uniche dichiarazioni saranno quelle rilasciate alle conferenze stampa, se si ignorerà che l’Europa tutta è coinvolta in questa grave decisione del Governo di Andrzej Duda, allora il 27 luglio 2020 passerà alla storia come il giorno in cui non solo la Convenzione di Istanbul diventerà carta straccia, ma anche come il giorno in cui si dirà esplicitamente che in Europa le donne non hanno valore.  

FIRMANO

 

 

SeNonOraQuando? Coordinamento nazionale Comitati

Casa Internazionale delle Donne

Associazione D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza

Differenza Donna Ong

Rete Nazionale dei Centri del Telefono Rosa

Magistratura Democratica

Federazione Donne Evangeliche in Italia

Rete per la Parità CGIL Politiche di genere

Rete Lenford Avvocatura per i Diritti LGBTI

Dallastessaparte

ARCI nazionale

Action Aid Italia

Rebel Network

One Billion Rising

Toponomastica femminile

ANPI Coordinamento nazionale donne

CPO Federazione nazionale Stampa Italiana

CPO USIGRAI Unione Sindacale Giornalisti Rai

GiULiA Giornaliste

Assist Associazione Nazionale Atlete

Osservatorio P.O. Politiche di genere Auser Nazionale

DonneinQuota

DonneXDiritti

Ass. GIUdT Giuriste d’Italia

AGEDO nazionale

Ladynomics

Manden diritti civili e legalità

FISH Federazione Italiana superamento Handicap

Susanna Camusso, CGIL politiche di genere

Michela Marzano, Scrittrice, Professoressa ordinaria di filosofia morale all’Université Paris Descartes (SHS – Sorbonne)

Gustavo Zagrebelsky, già Presidente della Corte Costituzionale

Anna Rossomando, Senatrice, Vice Presidente del Senato

Valeria Valente, Senatrice, Presidente Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere

Laura Boldrini Deputata, già Presidente della Camera

Monica Cirinnà, Senatrice

Daniela Colombo, Past President AIDOS (Women in Development),

EFFE Rivista Femminista

Lea Melandri, Intellettuale femminista

Livia Turco, Presidente Fondazione Nilde Iotti

Laura Onofri, Presidente SenonOraQuando? Torino

Ottavia Piccolo, Attrice

Alessia Mosca, già Parlamentare europea

Elisabetta Camussi, Professoressa associata di Psicologia sociale Università di Milano Bicocca

Marina Calloni, Professoressa di filosofia politica e sociale, Direttrice del Centro ADV – Against Domestic Violence, Università di Milano-Bicocca

Elisabetta Tarquini, Magistrata – Firenze

Maura Nardin, Corte di Cassazione

Giulia Marzia Locati, Magistrata – Torino

Francesca Romana Guarnieri, Avvocata

Anna Terzi, Magistrata - Trento

Carla Ponterio, Magistrata Corte di Cassazione

Maura Nardin, Magistrata Corte di Cassazione

Nicola Tritta, Magistrato - Torino

Emilio Sirianni, Magistrato - Cosenza

Fabrizio Filice, Magistrato - Vercelli

Manuela Manera, linguista

Pia Locatelli, già Parlamentare italiana ed europea

Cecilia D’Elia, Portavoce nazionale Donne Democratiche

Giorgia Serughetti, Ricercatrice Università di Milano Bicocca

Chiara Gribaudo, Deputata

Susanna Cenni, Deputata

Norma De Piccoli, Professoressa ordinaria di Psicologia sociale, Università degli Studi di Torino

Eva Desana, Professoressa ordinaria Dipartimento di Giurisprudenza Università degli Studi di Torino

Barbara Pezzini, Professoressa ordinaria di Diritto costituzionale Università di Bergamo

Laura Cavatorta, Socia EWDM – European Women’s Development Management

Francesca Chiavacci, Presidente ARCI nazionale

Joëlle Long, Professoressa associata Dipartimento di Giurisprudenza Università degli Studi di Torino

Mia Caielli, Professoressa associata Dipartimento di Giurisprudenza Università degli Studi di Torino

Beatrice Manetti, Ricercatrice Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Torino

Elettra Stradella, Professoressa di Diritto pubblico comparato, Università di Pisa

Marilù Chiofalo, Professoressa di Fisica, Università di Pisa

Enza Pellecchia, Professoressa di diritto privato, Università di Pisa

Federica Turco, Università degli Studi di Torino

Monia Azzalini , Osservatorio di Pavia e Università Cà Foscari

Anna Lorenzetti Ricercatrice Università di Bergamo

Chiara Donat Cattin, Avvocata

Michela Quagliano, Avvocata

Assunta Confente, Avvocata

Cristina Rossello, Deputata

Giovanna Martelli, già Parlamentare italiana

Marcella Corsi, Economista

Cecilia Robustelli, Linguista Professoressa ordinaria Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

Agnese Canevari

Stefania Cavagnoli, Professoressa Associata Università di Roma Tor Vergata

Franca Giansoldati, Giornalista

Mimma Calligaris, CPO Federazione nazionale Stampa Italiana

Monica Pietrangeli, CPO USIGRAI Unione Sindacale Giornalisti Rai

Silvia Garambois, Presidente GiULiA Giornaliste

Stefanella Campana, Giornalista

Alessandra Bocchetti, Scrittrice femminista

Elisa Ercoli, Presidente Differenza Donna Ong

Giovanna Badalassi, Esperta di Economia di genere

Cristina Trucco, Scrittrice

Paola Sdao, Docente Università della Calabria, Campus di Arcavacata

Azzurra Rinaldi, Economista

Giulia Barbucci, CGIL politiche internazionali

Silvana Cappuccio CGIL politiche internazionali

Rosanna Oliva De Conciliis, Presidente Rete per la parità

Luisa Betti, Giornalista esperta diritti umani

Laura Cima già Parlamentare

Letizia Lambertini, Ricercatrice e formatrice su prevenzione della violenza di genere e empowerment delle donne in contesti migratori

Marcella Filippa, Storica

Enrica Guglielmotti, Medica

Maria Grazia Sangalli, Avvocata

Giulio Fornero, Medico

Rossella Zerbi, Direzione nazionale ANAAO

Marina Morpurgo, Scrittrice

Sissi Prader,DirettriceMuseodelleDonne/Frauenmuseum Merano

Cinzia Guido, Assessora Cultura e Pari Opportunità Municipio I Roma

Francesco Lepore, Giornalista

Enrica Valfrè, Segretaria generale CGIL Torino

Elena Petrosino, Politiche di genere CGIL Torino

Maddalena Vianello, Femministerie

Sesa Amici, attivista Roma

Marina Della Rocca, Ph.D, Antropologa

Mussi Bollini, già Presidente CPO Rai

Loredana Taddei, Giornalista

Fulvia Astolfi, Avvocata

Marinella Perroni, Teologa

Fabiana Pierbattista, Giurista

Paola Guazzo, Giornalista

Licia Martella, Consulente di comunicazione

Teresa Manente, Avvocata

Luisa Rizzitelli, Imprenditrice

Stefania Anarkikka, Artista

Anna Carabetta, Artista

Roberta Mori, Consigliera regionale Emilia Romagna

Eleonora Mattia, Presidente IX Commissione Consiglio Regionale Lazio

Cinzia Nava, Presidente CRPO Calabria

Natalia Sanna, Presidente CPO Campania

Margherita Perretti, Presidente CRPO Basilicata

Paola M.Taufer, Presidente CPO provincia di Trento

Luciana Sergiacomi, Avvocata Presidente CPO Comune di Padova

Angela Montemurro, componente CPO Comune di Padova

Ulrike Oberhammer, Presidente CPO Alto Adige

Patrizia Del Giudice, Presidente CRPO Puglia

Elena Rosa, Presidente Associazione LOFFICINA

Silvia Menecali, Sociologa

Nadia Mazzardis, Imprenditrice Bolzano

Silvia Motroni, Susanna Motroni, Attiviste SeNonOraQuando? Livorno

Stefania Albis, Gabriella Congiu, Cinzia Ballesio, Luisella Zanin, Clara Bondesani, Maria Teresa Sorrentino, Miresi Fissore, Anna Sburlati, Stefania Graziani, Silvana Appiano, Albertina Bollati, Sofia Massia, Maria Antonietta Macciocu, Elena Marchetti, Laura Recrosio, Attiviste SeNonOraQuando?Torino

Donata Bertoletti, Elisabetta Cabrini ,Vera Castellani, Emanuela Ghinaglia, Maria Giulia Ghinaglia, Nicoletta Laurenti, Simona Mele, Tamara Messina, Maria Teresa Perin, Daniela Polenghi, Patrizia Politi, Chiara Rizzi, Franca Zucchetti, Giuseppina Zucchi, Attiviste Cremona

Donatella Gibbin, Laura Barozzi, Luisella Apra’, Maria Grazia Modolo, Maria Teresa Sega, Franca Fracasso, Palma Gasparrini, Vilma Cappello, Delia Murer, Primarosa Perale, Margherita Bugato, Gabriela Camozzi, Simonetta Luciani, Attiviste SeNonOraQuando? Venezia

Giuliana Brega, Concetta Contini, Anna Olivucci, Tamara Ferretti, Maria Manganaro, AnnaMaria Casadei, Pina Ferraro Fazio, Sandra Soffritti, Attiviste SeNonOraQuando? Ancona 13 febbraio

Andreina Baruffini Gardini, Roberta Corbellini, Rosalba Perini, Clara Orso, Liviana Calabrò, Chiara Zanetti, Maria Pia Tamburlini, Manuela Maieron, Chiara Gallo, Rita Martin, Paolo Gris, Attiviste/i SeNonoraquando? Udine

Claudine Escamez, Gemma Macagno, Liliana Meinero, Ester Odella, Fernanda Vertamy, Attiviste SeNonOraQuando? Cuneo

Bruna Biondo, Elisa Comparetti, Elisabetta Illario, Marina Mura, Diletta Mureddu, Rita Murgia Laura Muscas, Agnese Onnis, Valentina Spanu, Attiviste SeNonOraQuando? Cagliari

Ekaterina Menchetti , Maria Francesca Fasano, Sylvie Isabelle Kaminski, Giulia Bortolini, Franchina Tresoldi, Danila Baldo, Emanuela Garibaldi, Eleonora Colnaghi Attiviste SenonOraQuando? Lodi

Alice Vergnaghi, Daniela Fusari, Patrizia Berra, Sara Marsico, Maria Luisa Arduini, Marco Peccenati, Monica Rossi, Monica Orlando, Simona Belloni, Maria Laura Saccani, Giordana Pavesi, Federica Maccario, Daniela Anna De Carlo, Venera Tomarchio, Maddalena Fiocchi Attiviste Toponomastica femminile

Rossella Benedetti, Brunella Fraleone, Sabrina Frasca, Vanessa Doddi, Cristina Ercoli, Gianna Giovannangeli, Arianna Gentile, Giovanna Natali, Ilaria Boiano, Rosalba Taddeini, Marina Favaroni, Attiviste Differenza Donna ong

Laura Palma Vassalli, Angela Picchi, Eliana D’Ascoli, Maria Rosa Lora, Stella Della Seta, Maria Teresa Sileri, Volontarie Telefono Rosa

Laura Terraciano, Avvocata

Antonella Faieta, Avvocata

Alessandra La Padura, Avvocata

Angelica Pons, Counselor e Commissaria Pari Opportunità Pinerolo (Torino)

Mary Longano, Laura Seidita, Vanna Lorenzoni, Giuliana Manica, Nicoletta Favero, Rita De Lima, Mariacristina Mentigazzi, Ernesta Fusetti, Francesca Zoavo, Giovanna Prato, Elena Ferrara, Laura Pilato, Maria Grazia Mazza, Germana Lionello, Marina Ponzetto, Rosanna Martini, Tina Ciongoli, Nadia Conticelli, Rosita Serra, Serena Fasano, Rosaria Pagani, Caterina Romeo, Maria Ghisaura, Alice De Ambrogi, Sara Tomatis, Rosanna Cornetto- Conferenza Democratiche del Piemonte

Fiornani Tiziana, Presidente di AIED Novara

Pipolo Rosina, Coordinamento Nazionale Pari Opportunità UIL

Antonietta Pipolo, Coordinamento Provinciale UIL Novara

Minuto Laura, VicePresidente Fondazione Lucrezia Tangorra

Adelina Talamonti , Operatrice di un centro anti-violenza e antropologa.

Grazia Giancaterina, Differenza Donna ong

Serena Roveta, Differenza Donna Ong

Angela Grimaldi, Assessora Comunale Caselle (Torino)

Fabiola Grimaldi, Presidente “La Rete delle Donne” CIRSDe Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne e di Genere Università degli Studi di Torino

Centro Elena Cornaro per i saperi, le culture e le politiche di genere dell’Università degli Studi di Padova.

Centro di Women’s Studies dell'Università della Calabria

Giuristi Democratici Torino

ANAO Donne regione Piemonte

Camera minorile di Torino

ARCI Torino

APID Imprenditorialità Donna Torino

Associazione Telefono Rosa Roma

Associazione Telefono Rosa Piemonte

Centri antiviolenza Me.dea onlus - Alessandria e Casale

Mai+sole Savigliano

Associazione Punto a capo - Chivasso

CAV Cosenza Casa delle donne, Torino

Coordinamento Torino Pride

Associazione Prospettive Comuni

Associazione Radicale Certi Diritti

Associazione LOFFICINA

International Help Onlus

AIDM Associazione italiana Donne Medico Torino

Casa delle Donne e Centro Antiviolenza l’una per l’altra Viareggio

Associazione antiviolenza Demetra Donne in aiuto di Lugo (Ravenna)

Associazione Mai più violenza - Nevermind violence ODV.

Associazione SCoSSE

Associazione VoceDonna

Associazione Le Rose di Gertrude

Gruppo Marija Gimbutas di Sasso Marconi (Bologna)

MAIS – Movimento per l’Autosviluppo, l’Interscambio e la Solidarietà Ong

I sentinelli di Milano

Associazione Manden diritti civili e legalità

Se Non Ora Quando- S. Donà (Venezia)

Agedo Rimini Cesena per la Romagna

Associazione Femminile Maschile Plurale di Ravenna

Polis Aperta

Associazione Cassandra D

La Rete delle Donne, San Maurizio Canavese (Torino)

Forum delle donne di Forli

Città per le donne, Cuneo

Associazione La Tenda della Luna Torino

Associazione Rose Rosse APS di Castel Maggiore (Bologna)

LeNove - Studi e ricerche sociali

Laboratorio politico donne per la città, Cuneo

Associazione di promozione sociale Donn.è

SeNonOraQuando? Cittadella (Padova)

L’8 sempre donne Mogliano Veneto

Associazione Banca del Tempo – Oleggio (NO)

Associazione Oleggio Grande (Novara)

Time for Equality

ALFI - Associazione Lesbica Femminista Italiana

Senonoraquando Vittorio Veneto

Associazione Coordinamento3-Donne di Sardegna

PREOCCUPAZIONI CHE CONDIVIDIAMO CON PARTE DEL MONDO ACCADEMICO ED IN PARTICOLARE CON IL CIRSDE DELL'UNIVERSITÀ DI TORINO

Il Coordinamento nazionale dei Comitati SeNonOraQuando? dopo aver esaminato alcune dichiarazioni che sono state rese note da parte di esponenti delle Istituzioni e degli Organi chiamati a gestire l’emergenza legata alla diffusione del Covid 19 e in particolare la cosiddetta Fase due, esprime grande preoccupazione relativamente ad alcuni aspetti che sembrano non essere tenuti in adeguata considerazione. In particolare i nostri timori riguardano il rischio che gli aspetti sociali di questa emergenza, se considerati esclusivamente in termini sanitari ed economici, siano marginalizzati: è, infatti, già evidente che la pandemia e le misure di mitigazione e di reazione adottate hanno e avranno un ben diverso impatto sui differenti gruppi sociali. Per questo riteniamo che in Italia, come accade nel contesto internazionale, sia necessario manifestare in modo chiaro la volontà che il progetto di ricostruzione si basi su una visione inclusiva della società e dunque ugualmente attenta a tutte le sue diverse componenti. Chiediamo pertanto che siano meglio esplicitate, nei rapporti delle diverse Commissioni chiamate a gestire l’emergenza e nelle azioni previste, le diverse ricadute che questa emergenza ha avuto e avrà sulle donne e sugli uomini di questo paese – anche considerate le carenze del sistema di Welfare italiano – e che si valutino anticipatamente i differenti impatti che tali misure comporteranno. In particolare, sottolineiamo la necessità che le questioni di genere, unitamente alle altre differenze che connotano tutte le società contemporanee, siano trattate non come tematiche settoriali, ma in maniera trasversale, affinché le iniziative allo studio siano in grado di specificare e dettagliare i differenti bisogni, esigenze e necessità. Proprio per questo riteniamo fondamentale l’obbligatorietà del rispetto dell’equilibrio fra i generi e della diversificazione delle competenze nella composizione dei panel decisionali e delle task force di supporto e censuriamo fermamente i criteri di nomina applicati recentemente nella designazione del Comitato Tecnico Scientifico composto “da esperti e qualificati rappresentanti degli Enti e delle Amministrazioni dello Stato che supportano il Capo del Dipartimento della Protezione Civile nelle attività finalizzate al superamento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”: tale Comitato è formato da 20 componenti, incredibilmente tutti appartenenti al solo genere maschile (per comodità di consultazione il testo dell’Ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile n. 663 del 18 aprile 2020 con l’elenco dei 20 nominativi è riportato in allegato al presente comunicato). Tutte noi rivendichiamo le faticose conquiste che le donne hanno ottenuto negli ultimi settant’anni, e riteniamo inaccettabile che nella designazione del Comitato non sia stata coinvolta neppure una donna e auspichiamo che si sia trattato di un errore e non certo di una scelta operata sul presupposto che non vi sia nel mondo scientifico neppure una donna idonea a fare parte di tale Comitato, destinato peraltro a ricoprire un ruolo centrale nella gestione e nel superamento dell’emergenza. Siffatta composizione stride pertanto con alcuni fondamentali precetti costituzionali (fra cui gli artt. 3 e 51 Cost.) e dell’Unione Europea (art. 23 CDFUE e art. 157 TFUE) in materia di parità e di equilibrio fra i generi, che fanno parte dei basilari principi di ogni democrazia. Tali principi hanno trovato recentemente pieno accoglimento anche nell’Economia italiana, con riferimento alla stessa composizione degli organi di amministrazione e controllo delle società quotate e a controllo pubblico, nelle quali è obbligatoria la presenza di almeno due quinti degli esponenti del genere sottorappresentato, costituito attualmente in Italia dalle donne. Chiediamo pertanto, in primo luogo, che il Capo del Dipartimento della Protezione civile che ha emanato l’ordinanza e tutte e tutti coloro che hanno contribuito alle designazioni, nonché più in generale le Istituzioni a cui indirizziamo la presente, rimedino a tale grave vulnus, evitando di far compiere all’Italia e alla Scienza un passo indietro nella storia della democrazia del nostro Paese. C hiediamo altresì che nella gestione dell’emergenza le Istituzioni e le diverse Commissioni tengano conto delle questioni di genere e delle ricadute sul sociale di ogni singola azione adottata per fare fronte all’emergenza. Con l’augurio che donne e uomini, scienziate e scienziati, politici e politiche e cittadine e cittadini, nessuna e nessuno escluso, cooperino per il superamento dell’emergenza. Comunicato SNOQ? Coordinamento nazionale Comitati

LETTERA APERTA AL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE E ALL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI LATINA A SEGUITO DELLE DICHIARAZIONI DELLA AVVOCATA MARIA ANTONIETTA CESTRA, DIFENDITRICE DI UNO DEGLI STUPRATORI DI DESIRÉE MARIOTTINI

 

 

 

di Laura Onofri

Si può uccidere due volte la stessa persona? Sì si può! E’ quello che è successo a Desirèe Mariottini, una sedicenne stuprata e uccisa circa un anno fa a Roma, a cui non sono stati prestati soccorsi ed è stata lasciata morire in una tremenda agonia. L’avvocata Maria Antonietta Cestra , difenditrice di Salia Yusif, uno dei quattro stupratori, ha infatti presentato nei giorni scorsi, durante l’incidente probatorio, una denuncia contro i genitori della ragazza per abbandono di minore. Una notizia incredibile, uno squallido e misero espediente per cercare qualche sconto di pena, che rivittimizza gravemente la ragazza già morta e crea nuova sofferenza ai familiari. Le parole che usa Yusif, ripetute in un’intervista dalla sua avvocata, mettono i brividi: «Se la ragazza quel giorno fosse stata in casa con i famigliari, io Salia Yusif non sarei in carcere» Ritenendo deontologicamente scorretto il comportamento dell’avvocata, anche rispetto all’intervista rilasciata al TG3 , molte associazioni hanno inviato una lettera, il cui testo è stato predisposto dall’ avvocata Michela Quagliano del Foro di Torino, al Consiglio Nazionale Forense e all’Ordine degli Avvocati di Latina (albo nel quale è iscritta l’avvocata Cestra) Le associazioni confidano che le Istituzioni, a cui si sono rivolte, tengano conto del ruolo anche sociale del difensore e dell’interesse verso la comunità che non deve mai venir meno e che assumano provveddimenti che siano da monito agli avvocati anche nei loro rapporti con i media.

Questo il testo della lettera:  

 

Egregio Presidente, Stimati Consiglieri, Consigliere del Consiglio Nazionale Forense

Egregio Presidente, Stimati Consiglieri e Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Latina

ci permettiamo di segnalare il comportamento dell’Avvocata Maria Antonietta Cestra, iscritta all’ Ordine degli Avvocati di Latina, e difenditrice dell’imputato Yusef Salia accusato insieme ad altri coimputati della violenza sessuale e dell’omicidio della minore Desiré Mariottini; abbiamo appreso dai media – quotidiani e televisione – che la professionista ha sporto denuncia contro i genitori per abbandono di persona incapace.

Ci rivolgiamo a Codeste Istituzioni che rappresentano l’Avvocatura e ne garantiscono la dignità ed il decoro affinché valutino se il comportamento professionale dell’Avvocata sia rispettoso delle norme deontologiche – anche quelle relative ai rapporti con la stampa - e se non configuri un abuso del diritto e del processo.

Nella convinzione che la professione forense svolga una funzione sociale e risponda ad un alto interesse della comunità, che i doveri di lealtà, verità ed onore cui ogni avvocato si impegna siano strumentali ai fini della giustizia, non possiamo esimerci dall’osservare, nel ruolo anche culturale che ci è proprio, come la denuncia presentata dall’Avvocata – che l’ha rivendicata come battaglia di verità – rappresenti una rivittimizzazione della parte offesa, colpendola attraverso l’uso di stereotipi di genere e trasformandola da parte offesa ad accusata.

Nel caso di specie la strumentalizzazione del processo appare vieppiù evidente laddove modificherebbe la responsabilità, né alleggerirebbe la posizione processuale degli imputati; al contrario, la denigrazione della vittima del reato – con offese che, lo si ribadisce, sono relative al genere – contribuisce a rafforzare la cultura discriminatoria e certamente non favorisce l’emersione della violenza verso le donne.

Ci rivolgiamo a Codeste Istituzioni affinché in questa prospettiva stigmatizzino tale comportamento ed applichino, laddove ritenuto equo, le sanzioni reputate opportune, allo scopo di salvaguardare principi e valori costituzionali propri dell’Avvocatura.

 

Firmato:

COORDINAMENTO NAZIONALE SENONORAQUANDO?

ASSOCIAZIONE D.I.RE DONNE IN RETE CONTRO LA VIOLENZA

DIFFERENZA DONNA ONG

UDI UNIONE DONNE IN ITALIA 

DONNEXDIRITTI NETWORK

REBEL NETWORK

CASA DELLE DONNE DI TORINO

I SENTINELLA DI MILANO

COORDINAMENTO DEI CENTRI ANTIVIOLENZA DELL’EMILIA-ROMAGNA

DONNEINQUOTA

TOPONOMASTICA FEMMINILE

ANARKIKKA

ASSOCIAZIONE DIRITTI D'AUTORE

UDI – NAPOLI

AGEDO MARCHE

SNOQ? SAN DONÀ DEL PIAVE

INTERSEXIONI ARCIDONNA ONLUS

POLIS APERTA

GAYNEWS E GAYNET

WOMEN’S MARCH ROME

MANDEN DIRITTI CIVILI E LEGALITA'

ASSOCIAZIONE FEMMINILE MASCHILE PLURALE - RAVENNA

ASSOCIAZIONE ROSE ROSSE DI CASTEL MAGGIORE - BOLOGNA

ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO CODICE ROSSO -

SCICLI ASSOCIAZIONE FALLING BOOK PERLEDONNE -

ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO – IMOLA

ASSOCIAZIONE VOCE DONNA - CASTROCARO TERME

DEMETRA DONNE IN AIUTO CENTRO ANTIVIOLENZA - LUGO

ASSOCIAZIONE EMILY- PALERMO

TIME FOR EQUALITY LIBEREDONNE FALENABLU

ONE BILLION RISING- LIVORNO

UN’ALTRA IDEA DI MONDO STONEWALL DONNEINRETE DONNE PER LA DIFESA DELLA SOCIETA’ CIVILE

CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE PENSIERO FEMMINILE APS SPAZIO

DONNE DELLA CASCINA ROCCAFRANCA -TORINO

CENTRO D'ASCOLTO DEL DISAGIO MASCHILE E PREVENZIONE DELLA VIOLENZA ALLE DONNE DELL'ASS. CERCHIO DEGLI UOMINI.

Segnaliamo il link dell’intervista all’avvocata Cestra https://www.facebook.com/donnexdiritti/videos/557305305079555/

 

FLAVIA GAROFALO UNA DI NOI

Alcuni giorni fa Flavia ha lasciato questo mondo, un mondo imperfetto e da cambiare,  certamente. E questo, cambiare il mondo, è stato da sempre al centro della sua vita attiva ed appassionata. Femminista,  antifascista,  antirazzista, radicalmente a sinistra, Flavia era una sorella, era una di noi.

Ironica, combattiva ma allo stesso tempo equilibrata, quell'equilibrio che ti arriva dall'averne viste e sopportate, nella vita, dall'aver dovuto molto lavorare su di te, Flavia è sempre stata un punto di riferimento importante per noi di SeNonOraQuando?

Con la sua voce roca, il suo sorriso, la capacitá di accoglienza nei confronti di ciascuna di noi sentivi la sua presenza anche quando se ne stava in disparte.

Un lutto è sempre qualcosa di straziante. È uno strappo che anche se lo ricuci lascerá comunque un segno.

Noi di SeNonOraQuando? ci troviamo oggi ad affrontare un lutto che è individuale e collettivo, per quelli che erano i rapporti personali con Flavia e per quello che è il legame che ci tiene unite e fa di noi piú che compagne di battaglie, piú che amiche ma sorelle.

Cara Flavia, continua il tuo viaggio tranquilla. Noi, non dubitare, non molleremo, noi, lo sai, NON TORNIAMO INDIETRO.

Con amore e gratitudine i comitati del cooordinamento nazionale SNOQ.

 

DDL Pillon. Manifestazione sospesa ma la mobilitazione continua. Ora piena applicazione della Convenzione di Istanbul

 Le associazioni femministe, i centri antiviolenza, le organizzazioni e le donne che avevano promosso la mobilitazione del 28 settembre contro il Ddl Pillon e gli altri disegni di legge collegati comunicano che ad oggi questa è sospesa. Sospesa, ma non annullata. Il cambio della compagine governativa e alcune dichiarazioni relative all’accantonamento di tutti i disegni di legge sulla modifica del diritto di famiglia a svantaggio dei diritti di donne e bambini /e non bastano. Il Ddl Pillon e collegati devono essere tutti ritirati. Occorre contrastare la deriva culturale ultraconservatrice in atto tesa a demolire i diritti e le libertà delle donne e che già agisce nei tribunali dove le donne vengono private dei loro figli in base alla negazione della violenza subita e alla falsa e inesistente teoria dell’alienazione parentale. Patriarcato, razzismo, disuguaglianze, discriminazioni e precarietà continuano ad avvelenare la nostra società. Le donne restano esposte al femminicidio, alla violenza maschile e a quella istituzionale, alla vittimizzazione secondaria, incontrano limiti all'autodeterminazione delle scelte riproduttive, restano sostanzialmente espulse dal mercato del lavoro e vivono diverse condizioni di sfruttamento del loro tempo e della loro vita. Restiamo quindi tutte in mobilitazione permanente per vigilare affinché non si torni indietro sui diritti e le libertà acquisiti. Continueremo a lavorare tutte insieme e trasversalmente per affermare la soggettività delle donne, valorizzare le differenze, e chiedere a questo governo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul.

 

Agedo Nazionale Anpi Coordinamento nazionale Donne APS Presenza Femminista di Avezzano ARCI Ass. Punto D di Ostia Associazione Cassandra D Associazione Culturale Donne i Colori dell’iride Associazione Laicità Scuola Salute Associazione Lesbica Femminista Italiana Associazione Work in Progress BeFree Cooperativa sociale Bianca Rosa onlus Casa delle Donne di Terni, Casa internazionale delle donne Cassandra D Centro antiviolenza Giraffah Onlus di Bari Centro antiviolenza Pink house di Floridia Centro antiviolenza Renata Fonte di Lecce Centro Culturale Municipale Giorgio Morandi CGIL Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Collettivo femminista del Liceo Mamiani di Roma Comunità X Ass.Artisti di Corviale Conferenza delle Democratiche del Veneto Conferenza delle Donne PD di Bologna Convochiamoci per Bari Coordinamento Genitori Democratici Nazionale Copperativa La bitta di Verbania Cub Sanità di Roma D.i.Re Donne in rete contro la violenza Democrazia Atea Differenza Donna Ong Donn'è Associazione di promozione sociale Donne in Rete Famiglie Arcobaleno Federico nel cuore Onlus Fondazione Pangea - Reama Germoglio viola GiuridicaMente Libera-Roma Il giardino segreto Intersexioni Laicitalia Libere Tutte Firenze Mondogira (Este) Onlus Ora d'Aria Perledonne (Imola) Rebel Network Rete femminista "La città delle donne" nazionale Rete femminista "La città delle donne" romana Rete Lenford RISING Rose Rosse APS (Castel Maggiore Bologna) Salute Donna (Napoli) Se non ora quando Cava de' Tirreni Se Non Ora Quando? Coordinamento nazionale comitati Senonoraquando Venezia Servizio antiviolenza "Giù le mani" Spazio di Marielle Franco APS Sportello donne S.O.S.IRIDE Associazione nazionale Telefono Rosa UDI Unione donne in Italia UIL Ventunesimodonna Corsico Women’s March Rome 

NO DDL PILLON E COLLEGATI. 28 SETTEMBRE A ROMA PER FARCI SENTIRE

 

Manifestazione nazionale a Roma

sabato 28 settembre ore 14.30

Piazza della Repubblica

Senonoraquando Coordinamento Nazionale Comitati aderisce

COMUNICATO UNITARIO MOVIMENTI, ASSOCIAZIONI, ORGANIZZAZIONI, COLLETTIVI, CENTRI ANTIVIOLENZA FEMMINISTI.

 

Siamo le donne che hanno lottato per il nuovo diritto di famiglia, per il divorzio e la legge 194.

Siamo le donne che hanno definito lo stupro reato contro la persona e non contro la morale, lottando per cancellare le norme ereditate dal codice fascista Rocco insieme al delitto d’onore, al matrimonio riparatore, allo ius corrigendi del marito, titolare di ogni potere su moglie e figli.

Siamo le donne che da sempre si battono contro la violenza maschile fuori e dentro la famiglia.

Siamo le donne dei Centri antiviolenza femministi.

Siamo le donne che hanno lottato per il diritto al lavoro, per il valore e il rispetto del lavoro, per la centralità e il valore sociale della maternità, per i congedi di maternità e paternità, per un welfare solidale e non basato su nonne e nonni.

Siamo le donne che si prendono cura delle persone, delle comunità, dei territori. Siamo coloro che tengono davvero al centro il benessere e la serenità di bambine e bambini perché è grazie a noi che bambini e bambine sono diventati soggetti di diritto. Siamo le famiglie in tutte le possibili declinazioni.

Siamo le donne e gli uomini giovani, che vorrebbero lavorare e non emigrare, che rivendicano il diritto di poter decidere se, dove, come e quando costruirsi una famiglia.   Siamo le donne e gli uomini che danno vita giorno per giorno una società accogliente inclusiva aperta e giusta con donne e uomini migranti.

Siamo donne e uomini scesi in piazza come e con soggettività transfemministe e lgbtq+ per una società di piena cittadinanza umana.

Siamo i padri e gli uomini responsabili e civili che non si riconoscono nella strategia e nella retorica vendicativa della lobby dei padri separati.

Siamo coloro che rifiutano la menzogna dell’alienazione parentale, in accordo con tutta la comunità scientifica internazionale e siamo contro chiunque manipoli bambini e bambine per il proprio tornaconto personale o professionale.

Siamo qui ancora una volta per ribadire: Non si torna indietro sui diritti e la libertà di scelta. Non si usano bambini e bambine contro i genitori! Nessun testo unificato su separazione, mediazione obbligatoria bigenitorialità, mantenimento diretto.

Manifestazione nazionale

a Roma

sabato 28 settembre ore 14.30 Piazza della Repubblica

Movimenti Femministi,  Associazioni di donne, Centri antiviolenza, Collettivi, Organizzazioni.

#vecchioONuovoNOPillon #NOPillon #autodeterminazionesempre #sisceltelibere #28settembreaRoma #28settembretutteinpiazza

DOPO VERONA

Scomparso il bonus bebè, riapparsi ‘padre-madre’ in luogo di ‘genitori’ sui documenti di identità. Ecco le ultime novità all’indomani del Convegno della famiglia di Verona. Ecco, dunque, la strategia di questo governo: creare un terreno di consenso rassicurante attorno a temi impossibili da contestare (famiglia, figli, rispetto per la vita) e contestualmente sferrare attacchi sempre più specifici a diritti faticosamente acquisiti nel corso di lunghi anni di battaglie e riconoscimenti e al principio di libera scelta ed autodeterminazione nell’ambito della maternità, della legge 194, delle unioni civili omosessuali e di ogni altra misura egualitaria nelle politiche legate alla famiglia, alla sessualità e alla identità di genere. Sotto attacco si sono trovate prima di tutto le donne e con esse i minori, la comunità lgtbiq, i migranti; attacco sferrato attraverso prese di posizione contro la legge 194, contro quella sulle unioni civili, attraverso il ddl Pillon e correlati, i ddl Gasparri e Stefani (proposte di legge subdole, che formalmente non attaccano la 194, ma di fatto risultano essere un vero tentativo di abolirla o svuotarla completamente), attraverso la modifica dei termini per il congedo parentale e di maternità, attraverso il decreto sicurezza. Quali siano le intenzioni dei nostri decisori politici sono chiaramente svelate dall’appoggio e sostegno ad associazioni ed istituzioni nazionali e internazionali che mirano a rovesciare le leggi esistenti sui diritti umani fondamentali legati alla sessualità e alla riproduzione come è successo all’ultimo Congresso Mondiale delle Famiglie a Verona. Su tali leggi, indirizzate a garantire la dignità degli individui attraverso la possibilità di scegliere liberamente riguardo ai propri destini familiari (divorzio), alla propria maternità (contraccezione, interruzione volontaria di gravidanza, la riproduzione assistita), ai propri orientamenti sessuali (uguaglianza per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali o intersessuali, asessuali-LGTBIA, diritto di cambiare genere o sesso senza temere ripercussioni legali), si abbatte un fanatismo distruttivo ed oscurantista del quale il Governo è attivamente complice. Fa parte di questa strategia alimentare la paura nei confronti di ciò che può essere percepito come diverso e, quindi, potenzialmente pericoloso; fa parte di questa strategia il ridurre le donne a ruoli antichi, funzionali unicamente alla procreazione e al servizio della famiglia. Pillon tempo fa ha affermato: “costringerò le donne a non abortire” riassumendo in una sola frase la natura violenta e dispotica di questi personaggi dai quali ci troviamo ad essere governati. In centomila a Verona abbiamo risposto a questa violenza, con cuore, testa e determinazione. Ancora una volta la rete delle donne ha mosso la protesta. Noi che da sempre ci battiamo per l’autodeterminazione dei diritti sessuali e riproduttivi, per la democrazia e la laicità dello Stato, perché ciascun individuo possa scegliere liberamente ciò che riguarda la propria vita, il proprio corpo, la propria salute, il proprio lavoro, il proprio futuro, non siamo disposte ad arretrare di un millimetro. La forza dei movimenti emersa da Verona non deve andare dispersa perché stiamo affrontando un periodo buio ed oscurantista che mai avremmo pensato di dover rivivere. Ci appelliamo ai movimenti femministi e a tutte e tutti coloro che hanno a cuore i diritti e la loro tutela perché ci si impegni, insieme, alla creazione di un fronte di resistenza unitario e perché, focalizzati gli obiettivi comuni, si lavori superando qualunque possibile frammentazione. Perché davvero, al di là di ogni retorica, se non è il momento di lottare unite e uniti quando viene sferrato un attacco così massiccio, allora quando lo è? Quando, se non adesso? COORDINAMENTO NAZIONALE COMITATI SENONORAQUANDO?

IL VECCHIO CHE AVANZA

È della settimana scorsa la notizia che la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, insegnante di italiano e storia in un istituto tecnico palermitano, è stata sospesa per “omesso controllo” sulla sua classe. Ma qual è la sua colpa? Aver fatto il suo mestiere tenendo lezioni su temi che sono la Storia, le migrazioni, l’Italia dal 1922 al 1945, la Shoah ed aver “ permesso” la realizzazione di un lavoro di approfondimento dove un gruppo di allievi ed allieve con immagini, dati, riflessioni ha messo in relazione il Decreto Sicurezza con le leggi razziali del 1938. Ma la legge che prevede il controllo sulle classi da parte degli insegnanti non fa riferimento all’incolumità fisica dei ragazzi e non al lavoro didattico che può, anzi deve essere ispirato alla libertà di pensiero e di insegnamento. ( Articoli 21 e 33 della Costituzione Italiana)? Tira una brutta aria ultimamente e compaiono, in ambiti diversi,  “zelanti servitori dello Stato” che “annusando” qua e là pensano di far contento “qualcuno”. O che forse “eseguono solamente degli ordini”, magari condividendone gli intenti o forse non ponendosi alcuna domanda… perché a scuola non hanno incontrato “buoni maestri” come la Dell’Armi che nella sua carriera ha sempre avuto come obiettivo quello di una scuola pubblica in un paese libero, civile e democratico: contribuire a formare dei buoni cittadini, che hanno a cuore la società in cui vivono, studiano, lavorano e se necessario lottano per  vedere rispettati i valori fondanti del loro Paese. O forse sono di quelli che si vantano che “ non leggo un libro da tre anni”… Tra i tanti scritti, appelli, manifestazioni di solidarietà di questi giorni, pubblichiamo e facciamo nostre le parole del 17 maggio di Romano Luperini, linguista, insegnante, uno dei massimi critici letterari italiani. “I fatti di Palermo costituiscono una minaccia alla libertà dei cittadini e un attentato gravissimo ai diritti sanciti dalla Costituzione: la libertà di opinione e la libertà di insegnamento. Una insegnante è stata esclusa per quindici giorni dall’insegnamento e da parte dello stipendio (ridotto alla metà) per non aver vigilato su un video dei suoi alunni che accosta il decreto salviniano sulla sicurezza alle leggi razziali del 1938 (cosa peraltro pensata da almeno un terzo degli italiani). Il fatto è di una gravità inaudita. Chi riteneva i gesti di intolleranza del nostro ministro degli interni delle innocue pagliacciate deve ripensarci. Questo atto di forza vuole intimidire non solo una categoria (gli insegnanti) ma tutti i cittadini. E che si sia partiti dai docenti non è casuale: sono loro che devono insegnare il rispetto dei diritti, la democrazia, la tolleranza, i principi della Costituzione antifascista. La scuola da sempre è un terreno di resistenza. Per questo è stata colpita per prima. Questa prova di forza è solo un inizio, un ballon d’essai per vedere quanto avanti ci si può spingere sin da oggi nella fascistizzazione dello stato. Per questo esige una risposta pronta e decisa. Già gli insegnanti e gli studenti di Palermo, che sono subito scesi in sciopero, hanno reagito con decisione. Nessuno sottovaluti quanto è successo. Di qui in avanti nessuno è più sicuro e, come è successo alla insegnante di Palermo, chiunque può trovarsi la Digos in casa o in classe. Si sta procedendo alacremente verso uno stato di polizia, e bisogna resistere, resistere subito con gli strumenti della democrazia ma con il massimo di determinazione.” Coordinamento nazionale Comitati SeNonOraQuando? (testo redatto da Cinzia Ballesio)

21 maggio 2019