coordinamento nazionale snoq

Comitati SeNonOraQuando?

PREOCCUPAZIONI CHE CONDIVIDIAMO CON PARTE DEL MONDO ACCADEMICO ED IN PARTICOLARE CON IL CIRSDE DELL'UNIVERSITÀ DI TORINO

Il Coordinamento nazionale dei Comitati SeNonOraQuando? dopo aver esaminato alcune dichiarazioni che sono state rese note da parte di esponenti delle Istituzioni e degli Organi chiamati a gestire l’emergenza legata alla diffusione del Covid 19 e in particolare la cosiddetta Fase due, esprime grande preoccupazione relativamente ad alcuni aspetti che sembrano non essere tenuti in adeguata considerazione. In particolare i nostri timori riguardano il rischio che gli aspetti sociali di questa emergenza, se considerati esclusivamente in termini sanitari ed economici, siano marginalizzati: è, infatti, già evidente che la pandemia e le misure di mitigazione e di reazione adottate hanno e avranno un ben diverso impatto sui differenti gruppi sociali. Per questo riteniamo che in Italia, come accade nel contesto internazionale, sia necessario manifestare in modo chiaro la volontà che il progetto di ricostruzione si basi su una visione inclusiva della società e dunque ugualmente attenta a tutte le sue diverse componenti. Chiediamo pertanto che siano meglio esplicitate, nei rapporti delle diverse Commissioni chiamate a gestire l’emergenza e nelle azioni previste, le diverse ricadute che questa emergenza ha avuto e avrà sulle donne e sugli uomini di questo paese – anche considerate le carenze del sistema di Welfare italiano – e che si valutino anticipatamente i differenti impatti che tali misure comporteranno. In particolare, sottolineiamo la necessità che le questioni di genere, unitamente alle altre differenze che connotano tutte le società contemporanee, siano trattate non come tematiche settoriali, ma in maniera trasversale, affinché le iniziative allo studio siano in grado di specificare e dettagliare i differenti bisogni, esigenze e necessità. Proprio per questo riteniamo fondamentale l’obbligatorietà del rispetto dell’equilibrio fra i generi e della diversificazione delle competenze nella composizione dei panel decisionali e delle task force di supporto e censuriamo fermamente i criteri di nomina applicati recentemente nella designazione del Comitato Tecnico Scientifico composto “da esperti e qualificati rappresentanti degli Enti e delle Amministrazioni dello Stato che supportano il Capo del Dipartimento della Protezione Civile nelle attività finalizzate al superamento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19”: tale Comitato è formato da 20 componenti, incredibilmente tutti appartenenti al solo genere maschile (per comodità di consultazione il testo dell’Ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile n. 663 del 18 aprile 2020 con l’elenco dei 20 nominativi è riportato in allegato al presente comunicato). Tutte noi rivendichiamo le faticose conquiste che le donne hanno ottenuto negli ultimi settant’anni, e riteniamo inaccettabile che nella designazione del Comitato non sia stata coinvolta neppure una donna e auspichiamo che si sia trattato di un errore e non certo di una scelta operata sul presupposto che non vi sia nel mondo scientifico neppure una donna idonea a fare parte di tale Comitato, destinato peraltro a ricoprire un ruolo centrale nella gestione e nel superamento dell’emergenza. Siffatta composizione stride pertanto con alcuni fondamentali precetti costituzionali (fra cui gli artt. 3 e 51 Cost.) e dell’Unione Europea (art. 23 CDFUE e art. 157 TFUE) in materia di parità e di equilibrio fra i generi, che fanno parte dei basilari principi di ogni democrazia. Tali principi hanno trovato recentemente pieno accoglimento anche nell’Economia italiana, con riferimento alla stessa composizione degli organi di amministrazione e controllo delle società quotate e a controllo pubblico, nelle quali è obbligatoria la presenza di almeno due quinti degli esponenti del genere sottorappresentato, costituito attualmente in Italia dalle donne. Chiediamo pertanto, in primo luogo, che il Capo del Dipartimento della Protezione civile che ha emanato l’ordinanza e tutte e tutti coloro che hanno contribuito alle designazioni, nonché più in generale le Istituzioni a cui indirizziamo la presente, rimedino a tale grave vulnus, evitando di far compiere all’Italia e alla Scienza un passo indietro nella storia della democrazia del nostro Paese. C hiediamo altresì che nella gestione dell’emergenza le Istituzioni e le diverse Commissioni tengano conto delle questioni di genere e delle ricadute sul sociale di ogni singola azione adottata per fare fronte all’emergenza. Con l’augurio che donne e uomini, scienziate e scienziati, politici e politiche e cittadine e cittadini, nessuna e nessuno escluso, cooperino per il superamento dell’emergenza. Comunicato SNOQ? Coordinamento nazionale Comitati

LETTERA APERTA AL CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE E ALL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI LATINA A SEGUITO DELLE DICHIARAZIONI DELLA AVVOCATA MARIA ANTONIETTA CESTRA, DIFENDITRICE DI UNO DEGLI STUPRATORI DI DESIRÉE MARIOTTINI

 

 

 

di Laura Onofri

Si può uccidere due volte la stessa persona? Sì si può! E’ quello che è successo a Desirèe Mariottini, una sedicenne stuprata e uccisa circa un anno fa a Roma, a cui non sono stati prestati soccorsi ed è stata lasciata morire in una tremenda agonia. L’avvocata Maria Antonietta Cestra , difenditrice di Salia Yusif, uno dei quattro stupratori, ha infatti presentato nei giorni scorsi, durante l’incidente probatorio, una denuncia contro i genitori della ragazza per abbandono di minore. Una notizia incredibile, uno squallido e misero espediente per cercare qualche sconto di pena, che rivittimizza gravemente la ragazza già morta e crea nuova sofferenza ai familiari. Le parole che usa Yusif, ripetute in un’intervista dalla sua avvocata, mettono i brividi: «Se la ragazza quel giorno fosse stata in casa con i famigliari, io Salia Yusif non sarei in carcere» Ritenendo deontologicamente scorretto il comportamento dell’avvocata, anche rispetto all’intervista rilasciata al TG3 , molte associazioni hanno inviato una lettera, il cui testo è stato predisposto dall’ avvocata Michela Quagliano del Foro di Torino, al Consiglio Nazionale Forense e all’Ordine degli Avvocati di Latina (albo nel quale è iscritta l’avvocata Cestra) Le associazioni confidano che le Istituzioni, a cui si sono rivolte, tengano conto del ruolo anche sociale del difensore e dell’interesse verso la comunità che non deve mai venir meno e che assumano provveddimenti che siano da monito agli avvocati anche nei loro rapporti con i media.

Questo il testo della lettera:  

 

Egregio Presidente, Stimati Consiglieri, Consigliere del Consiglio Nazionale Forense

Egregio Presidente, Stimati Consiglieri e Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Latina

ci permettiamo di segnalare il comportamento dell’Avvocata Maria Antonietta Cestra, iscritta all’ Ordine degli Avvocati di Latina, e difenditrice dell’imputato Yusef Salia accusato insieme ad altri coimputati della violenza sessuale e dell’omicidio della minore Desiré Mariottini; abbiamo appreso dai media – quotidiani e televisione – che la professionista ha sporto denuncia contro i genitori per abbandono di persona incapace.

Ci rivolgiamo a Codeste Istituzioni che rappresentano l’Avvocatura e ne garantiscono la dignità ed il decoro affinché valutino se il comportamento professionale dell’Avvocata sia rispettoso delle norme deontologiche – anche quelle relative ai rapporti con la stampa - e se non configuri un abuso del diritto e del processo.

Nella convinzione che la professione forense svolga una funzione sociale e risponda ad un alto interesse della comunità, che i doveri di lealtà, verità ed onore cui ogni avvocato si impegna siano strumentali ai fini della giustizia, non possiamo esimerci dall’osservare, nel ruolo anche culturale che ci è proprio, come la denuncia presentata dall’Avvocata – che l’ha rivendicata come battaglia di verità – rappresenti una rivittimizzazione della parte offesa, colpendola attraverso l’uso di stereotipi di genere e trasformandola da parte offesa ad accusata.

Nel caso di specie la strumentalizzazione del processo appare vieppiù evidente laddove modificherebbe la responsabilità, né alleggerirebbe la posizione processuale degli imputati; al contrario, la denigrazione della vittima del reato – con offese che, lo si ribadisce, sono relative al genere – contribuisce a rafforzare la cultura discriminatoria e certamente non favorisce l’emersione della violenza verso le donne.

Ci rivolgiamo a Codeste Istituzioni affinché in questa prospettiva stigmatizzino tale comportamento ed applichino, laddove ritenuto equo, le sanzioni reputate opportune, allo scopo di salvaguardare principi e valori costituzionali propri dell’Avvocatura.

 

Firmato:

COORDINAMENTO NAZIONALE SENONORAQUANDO?

ASSOCIAZIONE D.I.RE DONNE IN RETE CONTRO LA VIOLENZA

DIFFERENZA DONNA ONG

UDI UNIONE DONNE IN ITALIA 

DONNEXDIRITTI NETWORK

REBEL NETWORK

CASA DELLE DONNE DI TORINO

I SENTINELLA DI MILANO

COORDINAMENTO DEI CENTRI ANTIVIOLENZA DELL’EMILIA-ROMAGNA

DONNEINQUOTA

TOPONOMASTICA FEMMINILE

ANARKIKKA

ASSOCIAZIONE DIRITTI D'AUTORE

UDI – NAPOLI

AGEDO MARCHE

SNOQ? SAN DONÀ DEL PIAVE

INTERSEXIONI ARCIDONNA ONLUS

POLIS APERTA

GAYNEWS E GAYNET

WOMEN’S MARCH ROME

MANDEN DIRITTI CIVILI E LEGALITA'

ASSOCIAZIONE FEMMINILE MASCHILE PLURALE - RAVENNA

ASSOCIAZIONE ROSE ROSSE DI CASTEL MAGGIORE - BOLOGNA

ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO CODICE ROSSO -

SCICLI ASSOCIAZIONE FALLING BOOK PERLEDONNE -

ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO – IMOLA

ASSOCIAZIONE VOCE DONNA - CASTROCARO TERME

DEMETRA DONNE IN AIUTO CENTRO ANTIVIOLENZA - LUGO

ASSOCIAZIONE EMILY- PALERMO

TIME FOR EQUALITY LIBEREDONNE FALENABLU

ONE BILLION RISING- LIVORNO

UN’ALTRA IDEA DI MONDO STONEWALL DONNEINRETE DONNE PER LA DIFESA DELLA SOCIETA’ CIVILE

CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE PENSIERO FEMMINILE APS SPAZIO

DONNE DELLA CASCINA ROCCAFRANCA -TORINO

CENTRO D'ASCOLTO DEL DISAGIO MASCHILE E PREVENZIONE DELLA VIOLENZA ALLE DONNE DELL'ASS. CERCHIO DEGLI UOMINI.

Segnaliamo il link dell’intervista all’avvocata Cestra https://www.facebook.com/donnexdiritti/videos/557305305079555/

 

FLAVIA GAROFALO UNA DI NOI

Alcuni giorni fa Flavia ha lasciato questo mondo, un mondo imperfetto e da cambiare,  certamente. E questo, cambiare il mondo, è stato da sempre al centro della sua vita attiva ed appassionata. Femminista,  antifascista,  antirazzista, radicalmente a sinistra, Flavia era una sorella, era una di noi.

Ironica, combattiva ma allo stesso tempo equilibrata, quell'equilibrio che ti arriva dall'averne viste e sopportate, nella vita, dall'aver dovuto molto lavorare su di te, Flavia è sempre stata un punto di riferimento importante per noi di SeNonOraQuando?

Con la sua voce roca, il suo sorriso, la capacitá di accoglienza nei confronti di ciascuna di noi sentivi la sua presenza anche quando se ne stava in disparte.

Un lutto è sempre qualcosa di straziante. È uno strappo che anche se lo ricuci lascerá comunque un segno.

Noi di SeNonOraQuando? ci troviamo oggi ad affrontare un lutto che è individuale e collettivo, per quelli che erano i rapporti personali con Flavia e per quello che è il legame che ci tiene unite e fa di noi piú che compagne di battaglie, piú che amiche ma sorelle.

Cara Flavia, continua il tuo viaggio tranquilla. Noi, non dubitare, non molleremo, noi, lo sai, NON TORNIAMO INDIETRO.

Con amore e gratitudine i comitati del cooordinamento nazionale SNOQ.

 

DDL Pillon. Manifestazione sospesa ma la mobilitazione continua. Ora piena applicazione della Convenzione di Istanbul

 Le associazioni femministe, i centri antiviolenza, le organizzazioni e le donne che avevano promosso la mobilitazione del 28 settembre contro il Ddl Pillon e gli altri disegni di legge collegati comunicano che ad oggi questa è sospesa. Sospesa, ma non annullata. Il cambio della compagine governativa e alcune dichiarazioni relative all’accantonamento di tutti i disegni di legge sulla modifica del diritto di famiglia a svantaggio dei diritti di donne e bambini /e non bastano. Il Ddl Pillon e collegati devono essere tutti ritirati. Occorre contrastare la deriva culturale ultraconservatrice in atto tesa a demolire i diritti e le libertà delle donne e che già agisce nei tribunali dove le donne vengono private dei loro figli in base alla negazione della violenza subita e alla falsa e inesistente teoria dell’alienazione parentale. Patriarcato, razzismo, disuguaglianze, discriminazioni e precarietà continuano ad avvelenare la nostra società. Le donne restano esposte al femminicidio, alla violenza maschile e a quella istituzionale, alla vittimizzazione secondaria, incontrano limiti all'autodeterminazione delle scelte riproduttive, restano sostanzialmente espulse dal mercato del lavoro e vivono diverse condizioni di sfruttamento del loro tempo e della loro vita. Restiamo quindi tutte in mobilitazione permanente per vigilare affinché non si torni indietro sui diritti e le libertà acquisiti. Continueremo a lavorare tutte insieme e trasversalmente per affermare la soggettività delle donne, valorizzare le differenze, e chiedere a questo governo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul.

 

Agedo Nazionale Anpi Coordinamento nazionale Donne APS Presenza Femminista di Avezzano ARCI Ass. Punto D di Ostia Associazione Cassandra D Associazione Culturale Donne i Colori dell’iride Associazione Laicità Scuola Salute Associazione Lesbica Femminista Italiana Associazione Work in Progress BeFree Cooperativa sociale Bianca Rosa onlus Casa delle Donne di Terni, Casa internazionale delle donne Cassandra D Centro antiviolenza Giraffah Onlus di Bari Centro antiviolenza Pink house di Floridia Centro antiviolenza Renata Fonte di Lecce Centro Culturale Municipale Giorgio Morandi CGIL Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli Collettivo femminista del Liceo Mamiani di Roma Comunità X Ass.Artisti di Corviale Conferenza delle Democratiche del Veneto Conferenza delle Donne PD di Bologna Convochiamoci per Bari Coordinamento Genitori Democratici Nazionale Copperativa La bitta di Verbania Cub Sanità di Roma D.i.Re Donne in rete contro la violenza Democrazia Atea Differenza Donna Ong Donn'è Associazione di promozione sociale Donne in Rete Famiglie Arcobaleno Federico nel cuore Onlus Fondazione Pangea - Reama Germoglio viola GiuridicaMente Libera-Roma Il giardino segreto Intersexioni Laicitalia Libere Tutte Firenze Mondogira (Este) Onlus Ora d'Aria Perledonne (Imola) Rebel Network Rete femminista "La città delle donne" nazionale Rete femminista "La città delle donne" romana Rete Lenford RISING Rose Rosse APS (Castel Maggiore Bologna) Salute Donna (Napoli) Se non ora quando Cava de' Tirreni Se Non Ora Quando? Coordinamento nazionale comitati Senonoraquando Venezia Servizio antiviolenza "Giù le mani" Spazio di Marielle Franco APS Sportello donne S.O.S.IRIDE Associazione nazionale Telefono Rosa UDI Unione donne in Italia UIL Ventunesimodonna Corsico Women’s March Rome 

NO DDL PILLON E COLLEGATI. 28 SETTEMBRE A ROMA PER FARCI SENTIRE

 

Manifestazione nazionale a Roma

sabato 28 settembre ore 14.30

Piazza della Repubblica

Senonoraquando Coordinamento Nazionale Comitati aderisce

COMUNICATO UNITARIO MOVIMENTI, ASSOCIAZIONI, ORGANIZZAZIONI, COLLETTIVI, CENTRI ANTIVIOLENZA FEMMINISTI.

 

Siamo le donne che hanno lottato per il nuovo diritto di famiglia, per il divorzio e la legge 194.

Siamo le donne che hanno definito lo stupro reato contro la persona e non contro la morale, lottando per cancellare le norme ereditate dal codice fascista Rocco insieme al delitto d’onore, al matrimonio riparatore, allo ius corrigendi del marito, titolare di ogni potere su moglie e figli.

Siamo le donne che da sempre si battono contro la violenza maschile fuori e dentro la famiglia.

Siamo le donne dei Centri antiviolenza femministi.

Siamo le donne che hanno lottato per il diritto al lavoro, per il valore e il rispetto del lavoro, per la centralità e il valore sociale della maternità, per i congedi di maternità e paternità, per un welfare solidale e non basato su nonne e nonni.

Siamo le donne che si prendono cura delle persone, delle comunità, dei territori. Siamo coloro che tengono davvero al centro il benessere e la serenità di bambine e bambini perché è grazie a noi che bambini e bambine sono diventati soggetti di diritto. Siamo le famiglie in tutte le possibili declinazioni.

Siamo le donne e gli uomini giovani, che vorrebbero lavorare e non emigrare, che rivendicano il diritto di poter decidere se, dove, come e quando costruirsi una famiglia.   Siamo le donne e gli uomini che danno vita giorno per giorno una società accogliente inclusiva aperta e giusta con donne e uomini migranti.

Siamo donne e uomini scesi in piazza come e con soggettività transfemministe e lgbtq+ per una società di piena cittadinanza umana.

Siamo i padri e gli uomini responsabili e civili che non si riconoscono nella strategia e nella retorica vendicativa della lobby dei padri separati.

Siamo coloro che rifiutano la menzogna dell’alienazione parentale, in accordo con tutta la comunità scientifica internazionale e siamo contro chiunque manipoli bambini e bambine per il proprio tornaconto personale o professionale.

Siamo qui ancora una volta per ribadire: Non si torna indietro sui diritti e la libertà di scelta. Non si usano bambini e bambine contro i genitori! Nessun testo unificato su separazione, mediazione obbligatoria bigenitorialità, mantenimento diretto.

Manifestazione nazionale

a Roma

sabato 28 settembre ore 14.30 Piazza della Repubblica

Movimenti Femministi,  Associazioni di donne, Centri antiviolenza, Collettivi, Organizzazioni.

#vecchioONuovoNOPillon #NOPillon #autodeterminazionesempre #sisceltelibere #28settembreaRoma #28settembretutteinpiazza

DOPO VERONA

Scomparso il bonus bebè, riapparsi ‘padre-madre’ in luogo di ‘genitori’ sui documenti di identità. Ecco le ultime novità all’indomani del Convegno della famiglia di Verona. Ecco, dunque, la strategia di questo governo: creare un terreno di consenso rassicurante attorno a temi impossibili da contestare (famiglia, figli, rispetto per la vita) e contestualmente sferrare attacchi sempre più specifici a diritti faticosamente acquisiti nel corso di lunghi anni di battaglie e riconoscimenti e al principio di libera scelta ed autodeterminazione nell’ambito della maternità, della legge 194, delle unioni civili omosessuali e di ogni altra misura egualitaria nelle politiche legate alla famiglia, alla sessualità e alla identità di genere. Sotto attacco si sono trovate prima di tutto le donne e con esse i minori, la comunità lgtbiq, i migranti; attacco sferrato attraverso prese di posizione contro la legge 194, contro quella sulle unioni civili, attraverso il ddl Pillon e correlati, i ddl Gasparri e Stefani (proposte di legge subdole, che formalmente non attaccano la 194, ma di fatto risultano essere un vero tentativo di abolirla o svuotarla completamente), attraverso la modifica dei termini per il congedo parentale e di maternità, attraverso il decreto sicurezza. Quali siano le intenzioni dei nostri decisori politici sono chiaramente svelate dall’appoggio e sostegno ad associazioni ed istituzioni nazionali e internazionali che mirano a rovesciare le leggi esistenti sui diritti umani fondamentali legati alla sessualità e alla riproduzione come è successo all’ultimo Congresso Mondiale delle Famiglie a Verona. Su tali leggi, indirizzate a garantire la dignità degli individui attraverso la possibilità di scegliere liberamente riguardo ai propri destini familiari (divorzio), alla propria maternità (contraccezione, interruzione volontaria di gravidanza, la riproduzione assistita), ai propri orientamenti sessuali (uguaglianza per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali o intersessuali, asessuali-LGTBIA, diritto di cambiare genere o sesso senza temere ripercussioni legali), si abbatte un fanatismo distruttivo ed oscurantista del quale il Governo è attivamente complice. Fa parte di questa strategia alimentare la paura nei confronti di ciò che può essere percepito come diverso e, quindi, potenzialmente pericoloso; fa parte di questa strategia il ridurre le donne a ruoli antichi, funzionali unicamente alla procreazione e al servizio della famiglia. Pillon tempo fa ha affermato: “costringerò le donne a non abortire” riassumendo in una sola frase la natura violenta e dispotica di questi personaggi dai quali ci troviamo ad essere governati. In centomila a Verona abbiamo risposto a questa violenza, con cuore, testa e determinazione. Ancora una volta la rete delle donne ha mosso la protesta. Noi che da sempre ci battiamo per l’autodeterminazione dei diritti sessuali e riproduttivi, per la democrazia e la laicità dello Stato, perché ciascun individuo possa scegliere liberamente ciò che riguarda la propria vita, il proprio corpo, la propria salute, il proprio lavoro, il proprio futuro, non siamo disposte ad arretrare di un millimetro. La forza dei movimenti emersa da Verona non deve andare dispersa perché stiamo affrontando un periodo buio ed oscurantista che mai avremmo pensato di dover rivivere. Ci appelliamo ai movimenti femministi e a tutte e tutti coloro che hanno a cuore i diritti e la loro tutela perché ci si impegni, insieme, alla creazione di un fronte di resistenza unitario e perché, focalizzati gli obiettivi comuni, si lavori superando qualunque possibile frammentazione. Perché davvero, al di là di ogni retorica, se non è il momento di lottare unite e uniti quando viene sferrato un attacco così massiccio, allora quando lo è? Quando, se non adesso? COORDINAMENTO NAZIONALE COMITATI SENONORAQUANDO?

IL VECCHIO CHE AVANZA

È della settimana scorsa la notizia che la professoressa Rosa Maria Dell’Aria, insegnante di italiano e storia in un istituto tecnico palermitano, è stata sospesa per “omesso controllo” sulla sua classe. Ma qual è la sua colpa? Aver fatto il suo mestiere tenendo lezioni su temi che sono la Storia, le migrazioni, l’Italia dal 1922 al 1945, la Shoah ed aver “ permesso” la realizzazione di un lavoro di approfondimento dove un gruppo di allievi ed allieve con immagini, dati, riflessioni ha messo in relazione il Decreto Sicurezza con le leggi razziali del 1938. Ma la legge che prevede il controllo sulle classi da parte degli insegnanti non fa riferimento all’incolumità fisica dei ragazzi e non al lavoro didattico che può, anzi deve essere ispirato alla libertà di pensiero e di insegnamento. ( Articoli 21 e 33 della Costituzione Italiana)? Tira una brutta aria ultimamente e compaiono, in ambiti diversi,  “zelanti servitori dello Stato” che “annusando” qua e là pensano di far contento “qualcuno”. O che forse “eseguono solamente degli ordini”, magari condividendone gli intenti o forse non ponendosi alcuna domanda… perché a scuola non hanno incontrato “buoni maestri” come la Dell’Armi che nella sua carriera ha sempre avuto come obiettivo quello di una scuola pubblica in un paese libero, civile e democratico: contribuire a formare dei buoni cittadini, che hanno a cuore la società in cui vivono, studiano, lavorano e se necessario lottano per  vedere rispettati i valori fondanti del loro Paese. O forse sono di quelli che si vantano che “ non leggo un libro da tre anni”… Tra i tanti scritti, appelli, manifestazioni di solidarietà di questi giorni, pubblichiamo e facciamo nostre le parole del 17 maggio di Romano Luperini, linguista, insegnante, uno dei massimi critici letterari italiani. “I fatti di Palermo costituiscono una minaccia alla libertà dei cittadini e un attentato gravissimo ai diritti sanciti dalla Costituzione: la libertà di opinione e la libertà di insegnamento. Una insegnante è stata esclusa per quindici giorni dall’insegnamento e da parte dello stipendio (ridotto alla metà) per non aver vigilato su un video dei suoi alunni che accosta il decreto salviniano sulla sicurezza alle leggi razziali del 1938 (cosa peraltro pensata da almeno un terzo degli italiani). Il fatto è di una gravità inaudita. Chi riteneva i gesti di intolleranza del nostro ministro degli interni delle innocue pagliacciate deve ripensarci. Questo atto di forza vuole intimidire non solo una categoria (gli insegnanti) ma tutti i cittadini. E che si sia partiti dai docenti non è casuale: sono loro che devono insegnare il rispetto dei diritti, la democrazia, la tolleranza, i principi della Costituzione antifascista. La scuola da sempre è un terreno di resistenza. Per questo è stata colpita per prima. Questa prova di forza è solo un inizio, un ballon d’essai per vedere quanto avanti ci si può spingere sin da oggi nella fascistizzazione dello stato. Per questo esige una risposta pronta e decisa. Già gli insegnanti e gli studenti di Palermo, che sono subito scesi in sciopero, hanno reagito con decisione. Nessuno sottovaluti quanto è successo. Di qui in avanti nessuno è più sicuro e, come è successo alla insegnante di Palermo, chiunque può trovarsi la Digos in casa o in classe. Si sta procedendo alacremente verso uno stato di polizia, e bisogna resistere, resistere subito con gli strumenti della democrazia ma con il massimo di determinazione.” Coordinamento nazionale Comitati SeNonOraQuando? (testo redatto da Cinzia Ballesio)

21 maggio 2019